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L’insufficienza del Wi-Fi casalingo ha indotto il Governo a concludere un accordo con i principali operatori telefonici per escludere i gigabyte consumati sulle piattaforme scolastiche dal novero degli abbonamenti mensili

 

Forse non ce lo eravamo mai domandati. Facciamolo, allora: quanto costa la didattica a distanza?

Magnificata come lo strumento che aprirà le porte verso l’apprendimento del futuro oppure denigrata come triste causa dell’ignoranza cui saranno condannati gli studenti “delle annate Covid”, la Dad comincia a impattare sui bilanci delle famiglie.

Non ci riferiamo tanto al prezzo delle infrastrutture necessarie al suo impiego, che va certamente tenuto in conto ma che rimane pur sempre un una tantum, quanto all’obolo fisso da versare alle compagnie di telecomunicazioni. Il quale obolo, poi, obolo non è perché sta diventando, piuttosto, un esborso extra a crescere, mese dopo mese.

Infatti, non illudiamoci che per seguire in maniera efficiente una lezione online basti il wi-fi di casa: a meno di connessioni molto potenti con linea esclusiva dedicata, per non vedere immagini sfocate e non sentire voci a scatti gli studenti devono ricorrere alla connessione 4G del proprio smartphone.

Ecco qua il problema economico: risulta che sempre più spesso i limiti mensili di consumo previsti dagli abbonamenti siano sforati.

Per questo motivo, è ufficiale l’accordo tra il Governo e gli operatori telefonici Tim, Vodafone e Wind Tre per escludere i gigabyte riferiti alla fruizione delle piattaforme didattiche dal novero dei limiti mensili di consumo degli abbonamenti.

In altre parole, studenti e studentesse di tutta Italia potranno partecipare gratis alle lezioni online delle rispettive scuole, senza intaccare il proprio tesoretto di traffico dati.

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D’altra parte, l’istruzione è un diritto inalienabile. Lo ha ricordato la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti: “l’impatto, anche economico, della didattica a distanza sulle famiglie, già pesantemente provate dalle conseguenze della pandemia è un nodo a cui le istituzioni devono una risposta fatta di soluzioni concrete. La sinergia raggiunta oggi con le società di telecomunicazioni è un passo che guarda in special modo alle situazioni familiari di maggiore disagio, che sono quelle più gravemente esposte al rischio di esclusione sociale e di povertà educativa“.


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