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Con questo termine s’intende un tipo di turismo durante il quale il viaggiatore aiuta la comunità locale, “facendo del bene”.

C’è chi dice che è un mondo per girare il mondo lasciando la propria impronta e chi, invece, sostiene che non sia etico. Ecco qualche pro e contro del volonturismo così che tu possa decidere se è uno stile di viaggio adatto a te!

 

PRO:

ACQUISISCI UNA PROSPETTIVA DIVERSA SUL MONDO

Specialmente se sei giovane o hai poca esperienza di viaggio, partire come volontario ti aprirà gli occhi su alcuni aspetti del mondo che potresti non aver mai avuto modo di sperimentare prima. La povertà, gli orfani, la vita quotidiana in Paesi in via di sviluppo… quest’esperienza ti aprirà gli occhi e, anche una volta tornato a casa, potrai continuare a impegnarti nella causa o cercarne altre che ti appassionino.

 

PUOI ESSERE D’AIUTO

In realtà questo è un punto spinoso, e sarà affrontato anche nella sezione “contro”, ma in linea di massima è possibile che, facendo volontariato all’estero, tu faccia almeno una cosa buona per qualcuno. No, non salverai il mondo. No, non aiuterai tutti i bambini dell’orfanotrofio (anzi, è facile che non ne aiuti nessuno) però è probabile che quella mezz’ora passata a cantare con una bambina locale, o quella partita di calcio con i ragazzini disabili, o ancora quel momento extra che ti sei preso per far ripassare l’inglese a una studentessa, rimangano per loro indelebili ricordi, attimi in cui hai dimostrato a questi bambini che per qualcuno – per te – sono esseri umani e hanno un valore.

 

PUOI PORTAR SOLDI ALLA COMUNITA’ LOCALE

Se il tour operator con il quale sei partito è quantomeno parzialmente onesto, ci sono buone possibilità che parte della tua quota di partecipazione sia devoluta alla comunità locale e/o a specifici progetti. Prima d’iscriverti, richiedi una chiacchierata, anche virtuale, con qualcuno dell’agenzia e poni domande su come verranno usati i soldi della tua quota di partecipazione. Anche se queste informazioni fossero già visionabili, per esempio sul loro sito, hai diritto di chiedere informazioni aggiuntive. Alcune agenzie chiedono ai volontari di raccogliere una cifra minima da destinare all’orfanotrofio o a qualsiasi altro progetto specificato; anche in questo caso, chiedi tutte le info e di vedere come vengono davvero usati i soldi (più facile a dirsi che a farsi, ma capirai presto se l’agenzia cerca di svicolare alle tue domande e quindi può avere qualcosa da nascondere).

 

PUOI IMPARARE DI PIU’ SU TE STESSO E SULLA COMUNITA’ LOCALE

Fare volontariato all’estero non ha niente a che vedere con una vacanza all-inclusive in un resort. Ti ritroverai sicuramente fuori dalla tua comfort zone, specialmente se sei un viaggiatore alle prime armi, e quindi dovrai spesso ingegnarti per esempio per insegnare inglese a una classe di bambini scatenati, quando non ti senti tanto bene, se non vai particolarmente d’accordo con il compagno di stanza e via dicendo… quest’esperienza tirerà fuori risorse che neanche pensavi di avere e, anche tornato a casa, potrai usare le esperienze vissute là nella tua vita quotidiana. Allo stesso tempo, è facile che il programma di volontariato includa delle attività o escursioni, probabilmente a pagamento, per avvicinarti alla cultura locale; semplicemente partecipando ai progetti ti ritroverai immerso nella vita quotidiana del luogo, vivendo come un locale, esperienza che i turisti non possono vivere.

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CONTRO:

ALIMENTI L’IDEA CHE I BIANCHI DEBBANO AIUTARE I POVERI

Per “bianchi”, in realtà, dovremmo dire “gli occidentali”. Quante immagini hai visto, specialmente mentre cercavi opportunità di volontariato all’estero, di ragazzi bianchi, occidentali, che sorridono con bambini di colore o donne di un villaggio sperduto nella giungla? Ebbene, grande notizia, noi occidentali non dobbiamo correre in soccorso delle persone del cosiddetto Terzo Mondo. Semmai, dovremmo informarci su cosa succede nei loro Paesi (ci sono un sacco di guerre, per esempio, di cui i giornali non parlano mai) e investire in programmi che li aiutino a sopravvivere in maniera indipendente. E’ anche importante capire da dove vengono le risorse, come il materiale che finisce nei nostri telefoni, e come vengono alimentate le guerre. Dovremmo avere un occhio globale, studiare i diritti umani e farci un’idea realista di come funziona la legislazione a livello internazionale e locale. Andare a insegnare inglese per due settimane in una scuola o, peggio ancora, alimentare lo sporco business degli orfanotrofi (spesso, non si tratta neanche di veri orfanotrofi ma di luoghi che contengono bambini che hanno famiglia, che vengono sfruttati per alimentare il business degli stranieri che vogliono, appunto, visitare gli orfanotrofi). In breve, fatti questa domanda: pensa ai tempi della tua scuola elementare, che cosa avresti pensato se ogni giorno fossero venute persone diverse, da terre lontane, senza nessuna esperienza o qualifica, a “insegnarti” qualcosa? Appunto.

 

SE NON HAI CAPACITA’ SPECIFICHE, NON PROPORTI

In breve, non dovresti pensare di fare all’estero un lavoro che non potresti fare nel tuo Paese. E, per estero, intendiamo i Paesi in via di sviluppo. Se non hai studiato per diventare insegnante, in Italia non ti chiameranno mai a insegnare. Figurarsi se ti faranno operare, o anche solo entrare in ospedale con i medici e gli infermieri. Ebbene, se paghi e scegli un Paese del terzo mondo, pensi di poter improvvisamente diventare insegnante o infermiere o ancora medico. Non hai gli studi. Non hai le qualifiche. Non hai le esperienze. In quei Paesi, oltretutto, la maggior parte della gente ha affrontato o affronta indicibili brutture che lasciano un segno, visibile o meno, anche a livello psicologico ed emotivo. Insegnare inglese, quindi, presuppone anche saper interagire in maniera corretta con bambini o ragazzi vittime di abusi, della guerra, che hanno visto morire i propri cari… e per “interagire in maniera corretta” s’intende non dannosa per loro. Se hai delle qualifiche specifiche, per esempio nel campo della medicina o dell’insegnamento, la questione è diversa.

 

SPESSO IL VOLONTURISMO E’ PER FARSI BELLO AGLI OCCHI ALTRUI

Domanda veloce: pensa al progetto di volontariato che hai adocchiato, o al quale hai già deciso di partecipare. O, se ancora non hai le idee chiare, immagina il tuo “programma ideale”. Adesso immagina quando mostrerai video e foto ai famigliari e agli amici e quando caricherai il tutto sui social media. I “mi piace” fioccheranno e ci sarà questa nuova immagine di te, ben visibile a tutti, che viaggi in Paesi lontani e poveri e trascorri del tempo aiutando gli altri.

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Ora, immagina che ci sia il divieto di fare video e foto. Non puoi farne neanche uno, e tantomeno pubblicarli. Sei ancora disposto a partire? Purtroppo, la maggior parte dei viaggiatori partecipa a programmi di volonturismo per farsi bello agli occhi altrui e sui social media. Altri ancora usano l’esperienza per arricchire il proprio CV; in questo non c’è niente di male, purché non sia il motivo principale del viaggio. I risultati da parte di volontari con le motivazioni sbagliate, lasciano molto a desiderare, e a farne le spese sono i beneficiari.

 

MOLTE AGENZIE INGANNANO

E non solo! Il volonturismo generalmente non è economico. Già questo lo rende piuttosto immorale. Se proprio vuoi fare volontariato, registrati su siti Internet come Workaway e candidati per posizioni in cui non devi pagare niente, o molto poco. E non pensare che, così facendo, avrai meno garanzie rispetto al partire con un’agenzia che offre programmi molto più costosi! Queste, infatti, spesso hanno delle immagini da depliant turistico e danno pochissime informazioni sul contributo dato alla comunità. Internet ti viene in aiuto; fai delle ricerche e leggi le recensioni lasciate da altri viaggiatori. Chiedi all’agenzia di essere messo in contatto con viaggiatori che sono già partiti e sono ormai tornati; se non hanno niente da nascondere, non avranno problemi a lasciarti numero di telefono o indirizzo e-mail di queste persone. Insomma, fai la tua ricerca. Non pensare automaticamente che, se ti viene chiesto di pagare molto, tu farai un’esperienza meravigliosa e lascerai il tuo marchio nel mondo.

Una nota: se vuoi fare volonturismo per aiutare gli altri e sei, quindi, smosso da giuste intenzioni, comincia offrendo il tuo tempo a un’Associazione nella tua città. Ti basterà svolgere qualche ricerca per trovare almeno un progetto di tuo interesse. Comincerai a capire cosa significa davvero fare volontariato e, per quanto riguarda i viaggi, potrai optare per il volontariato etico, nel quale non ci sono intermediari che richiedono grosse cifre. Come accennato prima, dovrai lavorare un po’ di più nello svolgere le ricerche, organizzare il viaggio e via dicendo, ma avrai la sicurezza che farai la differenza nelle vite di quelle persone e che i tuoi soldi andranno alla comunità locale. La tua esperienza, quindi, sarà migliore anche a livello umano perché sarai parte attiva di una comunità di persone che la pensa come te, e non sarai servito e riverito o, peggio ancora, trattato con indulgenza solo perché hai pagato un occhio della testa per “fare volontariato in Africa” (o in qualsiasi altra zona considerata in via di sviluppo) e di conseguenza non devi rimanere deluso.