Nella stradina che corre dietro via Torino, nei pressi del cinema Eliseo, a metà dell’Ottocento uccideva le sue vittime Antonio Boggia, truffatore e omicida seriale
Stretta e nera: è la Bagnera, la via più angusta di Milano.
A ridosso di via Torino, tra via Santa Marta e via Nerino, deve il suo nome alla presenza nell’area, in epoca romana, di bagni pubblici e di un rigagnolo d’acqua.
I milanesi, però, la conoscono per ben altri motivi, e anche oggi, nelle cupe sere di inverno, non tutti la attraversano a cuor leggero.
Proprio all’altezza delle uscite di sicurezza del cinema Eliseo, infatti, c’è uno scantinato, dove, a metà dell’Ottocento, la polizia asburgica rinvenne i corpi dilaniati di altrettante persone fatte a pezzi da Antonio Boggia, il primo serial killer della città.
Siamo nel 1850 circa, e il Boggia, nativo del lago di Como, già noto alle autorità per una serie di truffe e di cambiali non pagate, viene arrestato grazie alla denuncia di una vittima riuscita incredibilmente a sfuggire alla sua aggressione.
Il nostro omicida, però, è scaltro: abituato fin da giovane a reggere il torchio della polizia e abilissimo a cambiare identità, come testimonia la miriade di lavori svolti nel corso della sua vita, riesce a incantare i giudici del tribunale e a farsi assolvere dalla corte per infermità mentale.
Spedito in manicomio, ne esce dopo quattro mesi e, assunte le fattezze di un esimio amministratore finanziario, ottiene la fiducia di un’anziana signora, Ester Maria Perrocchio, che gli affida la gestione del suo patrimonio immobiliare.
Non trascorre qualche settimana che anche la sventurata ereditiera finisce uccisa e stipata nello scantinato di via Bagnera, dove, prima di lei, erano state condotte, con il pretesto di ammirare alcuni pezzi di antiquariato, le altre vittime: un uomo d’affari, un commerciante e un operaio.
Dopo la macabra scoperta, Boggia è incriminato e impiccato.
Anche dopo la sua scomparsa, però, continua a far parlare di sé. Il celebre fisionomista Cesare Lombroso, infatti, si propone di studiare la sua testa, e, sulla “Gazzetta medica lombarda” scriverà che i tratti del Boggia sono quelli tipici dell’assassino.






















