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Variante Indiana, la terribile ondata Covid in India

Fino a due mesi fa l’India sembrava un Paese relativamente sicuro, con un numero talmente basso di contagi da parlare d’immunità di gregge. Adesso però, purtroppo, la situazione è cambiata in peggio.

Solo nell’ultima settimana, per sette giorni consecutivi, si contano più di 200.000 nuovi contagi al giorno e mercoledì 21 aprile, ovvero solo ieri, sono stati superati, per la prima volta, i 300.000 contagi.

 

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Cos’è successo in India tra febbraio e aprile?

Che cos’è successo nel Paese per far precipitare la situazione in questo modo? Un insieme di decisioni politiche considerate tardive o poco efficaci, attive sia a livello locale sia a livello nazionale, che si basavano su una forte sottovalutazione del rischio, possono essere la causa di questa seconda ondata.

Alla situazione di emergenza, però, contribuisce anche una nuova variante del virus che porta il nome di “variante indiana” (B.1.617). Questa sembra la variante di Coronavirus più contagiosa, ma ci sono ancora studi in corso.

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Variante Indiana, cosa sta succedendo ora in India

La situazione attuale in India, ovviamente, non è rosea. Questa seconda ondata sta causando seri problemi al sistema sanitario indiano: in alcune città l’ossigeno scarseggia e mancano i posti in terapia intensiva. Una delle zone dal numero più elevato di contagi è quella di Delhi, che comprende anche la capitale Nuova Delhi, dove vivono oltre 16 milioni di persone.

Da lunedì è stato attivato un lockdown dalla durata di una settimana. Il primo ministro di Delhi, Arvind Kerjriwal, ha parlato della preoccupante situazione degli ospedali, chiedendo aiuto al governo centrale.

Le autorità, per rispondere all’emergenza, hanno creato ospedali dedicati ai casi Covid-19 in hotel, stazioni ferroviarie e sale banchetti.

 

Aumento di morti in tutta l’India e l’impatto sul piano vaccinale

Oltre al numero dei contagi, purtroppo ultimamente è salito anche il numero dei morti a causa del Coronavirus: nell’ultimo periodo si contano circa 2mila deceduti al giorno, per un totale di oltre 182mila morti dall’inizio della pandemia.

La seconda ondata ha avuto un impatto anche sul piano vaccinale del Paese: da fine marzo il governo ha predisposto la sospensione dell’esportazione dei vaccini, prodotti per la maggior parte dal Serum Institute e destinati principalmente ai Paesi più poveri, per destinarli alla popolazione indiana.

Al momento, solo l’8% della popolazione indiana ha ricevuto la prima dose di vaccino e solo l’1,3% anche la seconda dose.  

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La colpa è del governo?

In molti sostengono che la colpa di questa seconda ondata sia da imputare principalmente al primo ministro Narendra Modi e, per esteso, all’intero governo. Il primo ministro è stato accusato di aver sottovalutato la gravità dei contagi per consolidare la propria popolarità.

Per esempio, Modi ha continuato a tenere comizi con migliaia di partecipanti in vista delle elezioni locali e, in quanto leader del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party, ha permesso i festeggiamenti del Kumbh Mela, per non perdere consensi fra le persone di fede induista, favorendo però occasioni di aggregazione.

Secondo altri, la colpa non è del governo ma del sistema sanitario indiano. Secondo Vineeta Bal, scienziata dell’Istituto nazionale indiano di immunologia, i problemi affonderebbero in anni di trascuratezza delle infrastrutture sanitarie. La colpa, quindi, potrebbe essere non solo dell’attuale governo ma anche da come è stato gestito il sistema sanitario negli ultimi cinquant’anni, dai vari governi che si sono susseguiti.

Infine, come accennato prima, la colpa potrebbe essere (anche) della variante indiana, che pare essere più contagiosa delle altre. Secondo gli scienziati questa variante, che si è diffusa anche nel Regno Unito e negli Stati Uniti, potrebbe rendere più contagioso il virus e risultare resistente ai vaccini.

Gli studi su tale variante sono attualmente in corso.

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