Variante indiana, continua a spaventare l’Italia. Dai vaccini ai contagi, tutto quello che devi sapere

23 Giu 2021 | Coronavirus

Pubblicità

Negli ultimi giorni ci sono stati diversi casi riconducibili alla variante indiana, o Delta, la quale continua a spaventare l’Italia.

 

La variante Delta, conosciuta anche come “variante indiana”, sta continuando a colpire l’Italia con vari casi risalenti ai giorni scorsi riconducibili proprio a questa variante. Il primo in una palestra a Città Studi, a Milano. I contagiati sono stati dieci di cui uno, un sanitario, risultato positivo alla variante Delta.

Dodici persone sono risultate positive alla variante indiana a Brindisi. La variante Delta sta ormai facendo risalire i dati dei contagi nel Regno Unito e l’Italia vorrebbe evitare di trovarsi nella stessa situazione. Al momento l’ultima indagine dell’Iss sulle varianti in Italia stimava B.1.617.1 e B.1.617.2 fossero all’1%.

Entrambe le mutazioni provengono dall’India ma quella che fa davvero preoccupare è la mutazione B.1.617.2 più contagiosa e più resistente ai vaccini.

Pubblicità

 

La variante indiana è davvero più contagiosa?

La risposta breve è sì. Il rischio di trasmissione domestico è del 60% più alto rispetto a quello riguardante la variante inglese (conosciuta anche come variante Alpha) che è quella che, ora come ora, sta prevalendo in Italia. Questo dice uno studio della Public Health England.

Nel Regno Unito la variante causata dal ceppo B.1.617.2 ha velocemente preso il posto di quella inglese quando si tratta della variante che causa un maggior numero di contagi. Questa variante è già molto più trasmissibile del virus di Wuhan.  

Nuovo Decreto Covid e Green Pass in arrivo dal 1° agosto

 

La variante Delta è più virulenta?

Purtroppo sì. La variante indiana causa forme della malattia generalmente più gravi, infatti è associata a un rischio di ospedalizzazione fino a 2,6 volte superiore rispetto alla variante inglese. Con la variante indiana, il 12% dei pazienti si ammala in maniera grave entro tre o quattro giorni dalla comparsa dei sintomi.

Per quanto riguarda gli altri ceppi raramente si arrivava fino al 10%. I sintomi più frequenti non differiscono in maniera eclatante da quelli ormai “classici” del Covid, però bisogna prestare particolare attenzione alla loro eventuale gravità: mal di stomaco, mal di testa, raffreddore, nausea, febbre, dolori articolari e perdita di appetito.

 

I vaccini possono essere una soluzione contro la variante indiana?

Sembrerebbe di sì, almeno a giudicare dai primi dati, ma sembrerebbe anche che siano necessarie due dosi. In questo modo, sarebbe possibile contrastare l’ospedalizzazione.

Due dosi del vaccino Pfizer, in maniera particolare, sarebbero l’arma per combattere l’ospedalizzazione da variante indiana, con una probabilità di successo del 96%. L’efficacia dei vaccini con Astrazeneca, invece, scende al 92%.

Pubblicità

Pubblica la tua notizia su MilanoBIZ!