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E’ stata identificata una nuova mutazione Covid dai ricercatori dell’Università Statale di Milano.

Potrebbe derivare da un processo di variazione intraospite del Coronavirus e avere conseguenze più contagiose.

 

Continua l’allarme sulle varianti del Coronavirus in tutta Italia e dopo la preoccupazione di quella inglese e brasiliana scoperte in Umbria, Marche e Abruzzo, come se non bastasse, ne arriva un’altra “milanese”, scoperta da un gruppo di ricercatori dell’Università Statale di Milano.

La nuova variante, o meglio una sostanziale modifica del codice genetico del Coronavirus Sars-Cov-2, è stata identificata in due pazienti, un uomo di 51 anni e una donna di 48 anni, entrambi medici della divisione ospedaliera Covid di un ospedale di Milano.

La mutazione del virus, isolata dai ricercatori dei laboratori di virologia dell’università, coordinati da Pasquale Ferrante, Serena Delbue e Elena Pariani, in collaborazione con l’Istituto Clinico di Città degli Studi di Milano, sembra che non avvenga all’interno della proteina Spike, ma riguarda il gene codificante per la proteina ORF-6.

La preoccupazione più rilevante di questa mutazione è che la proteina ORF-6 può essere un fattore in grado di alterare i meccanismi patogenetici di Covid-19.

Infatti, precedenti evidenze scientifiche, hanno indicato che questa proteina è un possibile antagonista dell’interferone di tipo I ed è in grado di modulare la risposta immunitaria dell’ospite.

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La mutazione potrebbe dunque avere conseguenze sulla diffusione del virus nell’organismo umano infettato e sull’evoluzione clinica della malattia.