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Approvata dall’Aifa la profilassi della casa americana, che sembra garantire un anno di immunità in più contro il Covid-19 rispetto al concorrente Pfizer Biontech

 

È arrivato nelle scorse ore il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco per il secondo vaccino in lizza nella scala di priorità del Servizio Sanitario Nazionale, quello della casa farmaceutica americana Moderna.

Arriva per secondo, dopo quello, già in uso, certificato dalla tedesca Pfizer-Biontech; tuttavia, stando alla disamina offerta dal presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, è efficace tanto quanto il primo.

Con due differenze: può essere somministrato dai diciotto, e non dai sedici anni in su, e la sua protezione dura per due anni.

Uno scarto, quest’ultimo, non da poco: sappiamo bene che la principale perplessità legata alle profilassi contro il Coronavirus è rappresentata proprio dalla limitata durata dell’immunità che le nuove medicine garantiscono, con il rischio di dover ripetere il vaccino una volta all’anno.

Nel caso di Moderna, ci sarebbe concesso un margine almeno per due lustri.

È l’amministratore delegato stesso della società statunitense, Stephane Bancel, a spiegarlo: “Lo scenario da incubo descritto dai media in primavera sul rischio che i vaccini durassero solo un mese è escluso. Il decadimento degli anticorpi generati dal vaccino ha un andamento molto lento e quindi riteniamo che la protezione possa durare un paio d’anni”.

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L’Italia, del resto, non sembra essere tra i Paesi a farsi pregare per fidarsi della ricerca medico-scientifica.

Secondo una ricerca recentemente realizzata dal sito Our World in Data mediante i dati raccolti dalle stime dei Ministeri della Salute di vari Paesi nel mondo, infatti, siamo primi in Europa per numero di vaccinazioni effettuate e ottavi a livello globale.

Certo, per cause di forza maggiore, legate alla quantità ancora limitata di dosi, i vaccini finora sono stati destinati a una cerchia ristretta di pazienti, tra personale medico e socio-sanitario.

Sembra tuttavia che, quando le dosi saranno aumentate, i medici di base, previa auto vaccinazione, si metteranno a disposizione del Ssn per affiancarne il personale nella profilassi su larga scala dell’intera popolazione nazionale.