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La multinazionale ha assicurato che entro il 25 gennaio riprenderanno le forniture regolari.

Le Regioni, intanto, propongono una ridistribuzione interna tra chi conserva più fiale e chi ne ha meno. E il ministro della Salute Speranza censura la proposta choc dell’assessore lombardo Moratti

 

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Sembrava finita, ma non è così.

Dopo le rassicurazioni pubbliche rilasciate da Pfizer-Biontech in merito ai ritardi nella consegna delle dosi di vaccino concordate all’Italia, che la casa farmaceutica aveva definito temporanee e che aveva dichiarato avrebbe provveduto a ovviare, la stessa multinazionale si è resa nuovamente responsabile, nelle scorse ore, di un altro ritardo.

Questa volta, infatti, sono pervenute alle nostre autorità soltanto 103.000 fiale delle 397.000 previste, con la consueta promessa che il resto arriverà, scaglionato, nei prossimi giorni.

Come si è giustificata la casa farmaceutica?

Facendo riferimento a presunti rallentamenti dovuti all’implementazione di un nuovo piano interno di distribuzione, che, entro il 25 gennaio prossimo, dovrebbero essere cessati.

E se così non sarà?

Una soluzione alternativa urge.

Per prime si sono fatte avanti le Regioni, che in un incontro con il commissario all’Emergenza, Arcuri, dovrebbero richiedere l’attivazione di un meccanismo di solidarietà tale per cui i territori dotati di maggiori scorte di vaccino dovrebbero cederle a quanti, invece, ne hanno meno.

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Più curiosa, e non esente da severe critiche mosse dal ministro della Salute, Roberto Speranza, la proposta avanzata dall’assessore regionale al Welfare lombardo, Letizia Moratti, secondo cui ad avere la priorità nella ricezione dei vaccini dovrebbero essere le Regioni con un Pil maggiore, in qualità di motori economici del Paese.

 

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