Ha aperto il primo punto vendita Uniqlo in Via Cordusio a Milano con lunghe code per assistere all’evento. Ma cerchiamo di capire il segreto del successo di Uniqlo.

 

Hiroshima Tadashi Yanai ha aperto il primo store a Tokio nel 1984 con un concetto molto chiaro: la semplicità accessibile a tutti. Lo store di Tokio ha  alzato le saracinesche alle 6 del mattino per permettere anche agli studenti di poter acquistare prima dell’inizio delle lezioni a scuola, in modo che anche loro potessero comprare o desiderare qualcosa di veramente nuovo.

Uniqlo è diventato subito famoso per i suoi maglioncini semplici in cachemire acquistabili, ovviamente ad un prezzo accessibile, meno di quaranta euro anche nello store milanese. Non di moda, non di tendenza, ma unici. Niente azzardi creativi, ma quel tocco basic che fa star bene, che sta bene a tutti.

In ogni città si trovano poi alcuni prodotti unici, a Milano i maglioncini di cachemir avranno delle colorazioni inedite, in Svezia una linea è composta da tessuti inediti come il filato Airism e non i “soliti piumini”, a Singapore, nonostante il caldo tropicale, le magliette Heattech sono un successo, perché riescono ad assorbire l’umidità.

La sostenibilità ambientale è un altro tema che sta a cuore a Tadashi Yanai, motivo per cui produce jeans con tinture e lavaggi che riducono il consumo dell’acqua fino al 90%, oltre ad un cotone senza pesticidi, che, al momento, è solo un progetto.

Minimal chic, produzioni a basso impatto ambientale, attenzione ai contesti locali e prodotti accessibili sono un mix di elementi che denotano propensione al cambiamento e all’innovazione, la vera chiave del successo di Uniqlo.

 

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