La pandemia di Covid-19 ha messo in moto il complesso sistema di allerta sanitaria dell’Europa a 27, cui l’Italia ha domandato le mascherine facciali per proteggere la popolazione

 

“Sistema di allarme rapido e reazione”.

Altrimenti noto come “Sarr”, è l’apparato informatico che integra le comunicazioni sanitarie dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea e che, nell’ambito dell’attuale pandemia di Covid-19, sta coordinando gli sforzi dei governi per combattere il Coronavirus.

La struttura si basa sul funzionamento di un sistema automatico di raccolta, sintesi e studio dei dati empirici attinenti all’origine a alla diffusione delle malattie.

Nel dettaglio, Sarr dispone di due distinti meccanismi di sorveglianza e di allerta: quantitativo e qualitativo.

Il primo, che si organizza attorno alla voce denominata “Indicatori”, agisce nella direzione di raccogliere il maggior numero possibile di informazioni rispetto a una data malattia. È quanto sta avvenendo ora rispetto al Coronavirus, con tutti e 27 gli Stati membri impegnati a trasmettere al Sistema dati ed evidenze, da passare in rassegna e da organizzare in schemi di analisi.

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Il secondo meccanismo, invece, prende in consegna le suddette informazioni e avvia un’intensa attività epidemiologica, finalizzata, cioè, a comprendere le cause di una malattia degenerata in epidemia e a proporre possibili cure.

Al vertice del processo, infine, c’è l’Health Security Committee, il comitato per la sicurezza sanitaria composto dai rappresentanti di ciascun Paese membro della Comunità.

Si tratta di un organismo che, oltre a coordinare la prassi di Sarr, presiede alla programmazione delle azioni da eseguire in caso di emergenza sanitaria in un’area o nell’intero territorio della Ue.

È all’Health Security Committee che, in questi giorni, l’Italia sta facendo riferimento per ottenere indicazioni supplementari circa la condotta da seguire contro il Coronavirus, e a cui ha inoltrato la richiesta di mascherine facciali per proteggere la popolazione dal contagio.

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