Due giorni di sciopero della scuola, due motivi distinti, due categorie di istituti coinvolte. Il 6 e 7 maggio il personale scolastico sciopera in tutta Italia, Milano inclusa, con un’agitazione che interessa in modo diverso la scuola primaria e gli istituti tecnici.
Per i genitori milanesi con figli alle elementari o a un tecnico, vale la pena capire cosa sta succedendo prima di organizzare la settimana.
6 maggio: elementari e i test INVALSI nel mirino
Il 6 maggio è il giorno in cui nelle scuole primarie si svolgono le prove INVALSI, i test nazionali standardizzati di italiano e matematica per le classi seconda e quinta. Ed è proprio contro questi test che i sindacati CUB SUR e SGB protestano con uno sciopero breve mirato: il personale docente delle elementari può astenersi dalla somministrazione delle prove e da tutte le attività connesse – correzione, tabulazione, gestione dei risultati – per tutta la durata delle operazioni.
Non è uno sciopero che ferma le lezioni in senso stretto, ma può rendere impossibile lo svolgimento regolare dei test.
Sciopero scuola 7 maggio: gli istituti tecnici e la riforma contestata
Il giorno più critico per le scuole superiori di carattere tecnico è invece il 7 maggio, quando sciopera il personale – dirigenti, docenti e personale ATA – degli istituti tecnici di tutta Italia. A proclamare l’agitazione sono CUB SUR, SGB e FLC CGIL, quest’ultima dopo il fallimento del tentativo di conciliazione con i ministeri dell’Istruzione e del Lavoro.
Al centro della protesta c’è il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, con cui il Ministero ha avviato una revisione profonda degli istituti tecnici, operativa dalle classi prime del prossimo anno scolastico 2026/2027.
L’obiettivo dichiarato è avvicinare la scuola tecnica al mondo del lavoro, in coerenza con il PNRR. In concreto: i percorsi vengono riorganizzati in due macrosettori (economico e tecnologico-ambientale), le ore di materie generali come italiano e storia si riducono a favore delle discipline tecnico-professionali, le scuole ottengono una quota di autonomia del 20-30% dell’orario per personalizzare l’offerta in base al territorio e alle imprese locali. È previsto anche l’ingresso in aula di esperti provenienti dalle aziende e si rafforza il legame con il modello 4+2: quattro anni di superiori seguiti da un biennio negli ITS Academy.
La posizione di FLC Cgil
I sindacati non contestano l’obiettivo della riforma, ma le conseguenze sulla qualità della didattica e sui posti di lavoro.
La FLC CGIL è netta: «La decisione si rende necessaria vista l’assenza di risposte adeguate alle pesanti ricadute sulla qualità della didattica, sulle condizioni di lavoro del personale e sui livelli occupazionali». E ancora: «Gli interventi correttivi sull’orario e lo stanziamento di esigue risorse aggiuntive, se da un lato ne riconoscono le falle, dall’altro risultano del tutto inadeguati e lontani dal costituire il ripensamento generale della riforma».
Il sindacato preannuncia già ulteriori forme di protesta se il Ministero non darà risposte concrete.
Le ricadute per le famiglie milanesi
Milano ha una concentrazione elevata di istituti tecnici – dal Feltrinelli al Molinari, dal Cattaneo al Cardano – con migliaia di studenti coinvolti. Per il 6 maggio, chi ha un figlio alle elementari dovrebbe verificare con la propria scuola se le prove INVALSI si svolgeranno regolarmente.
Per il 7 maggio, chi frequenta gli istituti tecnici potrebbe trovare le lezioni sospese o ridotte, a seconda dell’adesione del personale.
Gli insegnanti non sono obbligati a dichiarare anticipatamente la propria adesione, quindi la certezza arriva spesso solo all’ultimo.























