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Studio Rossi ci informa riguardo la possibilità di riscattare gli anni di laurea per il calcolo della contribuzione alla pensione. Le spese saranno completamente deducibili dalle tasse

 

Se ne è parlato molto nell’ultimo periodo, e la questione ha suscitato molto interesse tra i lavoratori.

Parliamo della possibilità di procedere al riscatto degli anni di laurea per il calcolo degli anni di contribuzione alla pensione, di cui l’Inps, nelle scorse settimane, ha finalmente fornito le necessarie istruzioni.

Il testo di riferimento, in particolare, è la circolare numero 6/2020, che recepisce le modifiche introdotte dal decreto legge numero 4/2019, a sua volta basato sulla norma specifica in tema di riscatto di laurea, cioè il decreto legislativo numero 184/1997.

Come fare, dunque, per ottenere l’inserimento degli anni accademici di studio all’università nel novero degli anni contributivi alla pensione?

In base alle norme vigenti, il lavoratore deve corrispondere all’Inps una cifra in denaro che “trasformi” gli anni di studio in normali annate di versamento dei classici contributi pensionistici.

Per conoscere l’importo da pagare e procedere al versamento sono disponibili due modalità: la riserva matematica e il calcolo a percentuale.

Nel primo caso, il lavoratore si fa carico di un onere finanziario risultante dalla moltiplicazione dell’incremento annuo previsto della pensione a seguito dell’aggiunta degli anni di laurea, per un coefficiente calcolato dallo Stato in base a età anagrafica, sesso e condizione.

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Nel secondo caso, l’onere finanziario dovuto dal lavoratore è pari a alla moltiplicazione tra l’imponibile previdenziale delle ultime 52 settimane di contribuzione obbligatoria per l’aliquota di computo dell’assicurazione Invalidità, Vecchiaia, Superstiti.

L’Inps specifica che il saldo del riscatto deve essere effettuato prima dell’accesso al trattamento pensionistico, sebbene sia rateizzabile, non oltre la durata del trattamento stesso, e completamente deducibile dal reddito imponibile.

Inoltre, sarà il medesimo Istituto a stabilire con quale delle due suddette modalità avverrà il calcolo dell’onere da pagare, secondo due criteri.

 

Leggi tutto nell’articolo dello Studio Rossi