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Una circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito che le somme erogate e non spese determinano una diminuzione degli importi nei versamenti dei mesi successivi, fino al limite del 20%

 

L’importo sottratto non può comunque superare il limite del 20 per cento del beneficio mensile spettante nel mese precedente, al confronto di cui al primo periodo”.

Il solito antipatico burocratese, per dirci che va bene il reddito di cittadinanza, ma se chi ne beneficia non lo spende, allora lo deve restituire.

Niente arricchimenti ai danni della collettività, dunque, ma nemmeno un invito a scialacquare.

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Stando alle regole pubblicate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, infatti, il prelievo, da parte dello Stato, delle somme non spese, direttamente dalla carta consegnata ai cittadini che beneficiano della misura assistenziale, non può eccedere il 20% del trattamento attribuito.

In realtà, lo Stato non effettua alcun prelievo dalla carta del cittadino: semplicemente, nel mese successivo al rilevamento dell’”infrazione”, si limita a erogare sulla stessa un importo decurtato della percentuale ritenuta necessaria, fino, appunto, a un massimo del 20%.

Oltre non può andare. Pregiudicherebbe l’efficacia della norma.

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Perciò, non dobbiamo credere che siamo obbligati a spendere tutto quello che riceviamo, ma non possiamo nemmeno pretendere di costruire i nostri risparmi con il denaro che lo Stato ci dà se siamo senza lavoro.

Un’ulteriore verifica del bilancio entrate-uscite, infatti, il Ministero lo esegue a scadenza semestrale. Se, in tale intervallo, la carta risulta carica di tutte le mensilità corrispondenti, queste stesse sono ritirate, a eccezione di una; l’ultima ricevuta, che, presumibilmente, gode ancora del tempo necessario a essere spesa.

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