Un’indagine condotta dalle Fiamme Gialle ha portato alla luce un grave scandalo: tra i beneficiari dell’assegno pubblico spacciatori, contrabbandieri e tre persone morte

 

Il contrabbandiere di sigarette, lo spacciatore di droga, il commerciante che lavora in nero: un elenco dei reati più frequenti in Italia?

Niente affatto. Anche se qualcuno stenterà a crederci, è, questa, la lista di un gruppo di persone che la Guardia di Finanza ha arrestato nelle scorse settimane per i crimini su indicati e che, da successive indagini, sono state identificate come soggetti titolari del reddito di cittadinanza.

A quanto pare, nonostante rappresenti un importo minimo e a dispetto della rigidità delle verifiche di compatibilità effettuate dall’Inps e dai centri di assistenza fiscale incaricati di raccoglierne le richieste, la misura di assistenza voluta dal Movimento Cinque Stelle per combattere la povertà fa gola a molti.

Anche a chi guadagna già tanti soldi, magari con attività illecite.

In realtà, i casi di truffa finora accertati ammontano a trecento unità su un totale di un milione di soggetti richiedenti: una percentuale irrisoria, pari allo 0,03%.

D’altra parte, bisogna altresì specificare che i dati relativi alle irregolarità commesse, forniti dall’Ispettorato Generale del Lavoro, sono l’esito delle cosiddette indagini “a strascico”, cioè di inchieste partite per tutt’altre cause e approdate per caso alla scoperta del crimine in questione.

Che cosa succederà quando la Guardia di Finanza estenderà a tappeto le ricerche avviate per scovare i furbetti del reddito di cittadinanza?

I risultati parziali lasciano presagire lo scandalo. Da nord a sud del Paese, i militari delle Fiamme Gialle hanno già scoperto, tra i beneficiari dell’assegno pubblico, titolari di alberghi, ristoratori, proprietari di ville e, addirittura, tre persone decedute da mesi.

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