La nostra città non è nuova alle epidemie e al domicilio forzato dei suoi abitanti: Largo Crocetta fu eretto in occasione della peste del ‘500 proprio per permettere ai cittadini di assistere alla Messa dalle finestre di casa
Vi siete mai domandati quale sia l’origine di Largo Crocetta a Milano, meglio noto come una delle fermate in centro della linea metropolitana gialla?
Cosa pensereste se vi dimostrassimo che quel nome, in qualche modo, c’entra con l’attuale situazione di emergenza sanitaria legata al Coronavirus?
Già, perché rimaniamo increduli di fronte a quanto sta accadendo in città, ci stupiamo del rigore di certe misure pubbliche che sentiamo come lesive della nostra libertà personale, spesso anche ci spaventiamo a causa dell’epidemia, e non pensiamo, o non sappiamo, che Milano ci è già passata. Molte volte, purtroppo. E Largo Crocetta sta lì a ricordarcelo.
Partiamo, appunto, dalla crocetta. C’è, e si trova in un piccolo recinto, a sua volta collocato nello slargo che divide corso di Porta Romana e corso di Porta Vigentina. A fianco, sempre nell’aiuola, si alza una colonna, e al vertice della colonna la statua di San Calimero, uno dei primi vescovi della città.
Qual è il significato di questo monumento?
Per capirlo dobbiamo risalire all’anno di grazia 1576: a Milano imperversa la peste, l’hanno portata i fedeli di tutta Europa che sono arrivati in città per partecipare al Giubileo di due anni prima.
Allora come oggi, il Comune nomina un Commissario di Sanità, e il commissario mette tutti in quarantena.
Già, ma come fare per consentire agli abitanti di assistere alla Messa e agli altri riti religiosi?
Privarli del culto non si può, ma nemmeno è accettabile che le persone, magari infette, girino libere per le strade, affollando luoghi chiusi come le Chiese.
Insomma, se facciamo il paragone con l’attualità delle ultime settimane, è facile rivederci nei malati di allora: stesse costrizioni, stessa smania di infrangerle, almeno per alcuni.
Ritornando al XVI secolo, ecco l’idea geniale per frenare le ansie da domicilio forzato. Viene in mente al cardinale Carlo Borromeo: costruire dei templi pubblici, dotati appunto di una piccola croce sacra, in cui far eseguire delle cerimonie liturgiche all’aperto, cui i “forzati” possano assistere comodamente dalla finestra di casa; e perché no, aggiungervi la statua di un Santo, cui i cittadini possano rivolgere una preghiera, o un pensiero di buon auspicio. In città, di questi piccoli templi, ce n’erano parecchi.
Nei secoli, però, è rimasta in piedi solo La Crocetta.
Che oggi è ancora lì, per ricordarci che tutto è già successo: la storia si ripete. Sempre.






















