Mille cittadini della diaspora iraniana si sono riuniti dinanzi al consolato per denunciare le oppressioni del regime teocratico
Nella mattinata di domenica 11 gennaio 2026, via Monterosso è stata teatro di una significativa mobilitazione della comunità iraniana residente a Milano e nell’hinterland.
Non è la solita protesta di facciata. Stamattina via Monterosso è stata letteralmente invasa: almeno mille persone, un muro umano stretto attorno al civico 88, dove ha sede il Consolato Generale dell’Iran.
L’aria è gelida, ma la tensione è altissima. Non si chiedono riforme, non si cerca il dialogo: qui si urla per la fine di un regime. I cori contro Teheran sono iniziati presto e, alle 11:40, non accennano a fermarsi. Anzi, la folla sembra aumentare.
Le ragioni della protesta e le istanze di libertà
Al centro del presidio vi è la denuncia delle sistematiche violazioni dei diritti umani e dell’oppressione esercitata dal regime teocratico.
I manifestanti hanno intonato slogan focalizzati sulla richiesta di libertà civili e su un cambiamento radicale degli assetti istituzionali in Iran.
Non si è trattato di una richiesta di riforme parziali, bensì di una contestazione integrale verso l’attuale sistema di potere.
La massiccia partecipazione ha trasformato il marciapiede antistante la sede diplomatica in uno spazio di resistenza civile, sottolineando il ruolo di Milano come centro nevralgico per le istanze delle diaspore internazionali.
Una piazza che non ha paura
C’è di tutto sul marciapiede davanti alla sede diplomatica. Studenti che hanno lasciato i libri, professionisti arrivati dall’hinterland, intere famiglie con i bambini sulle spalle. È una fetta d’Iran che vive a Milano ma che ha il cuore (e spesso i parenti) sotto scacco in patria.
E non è una scelta banale metterci la faccia. Molti sanno che essere qui, proprio sotto le finestre del Consolato, significa rischiare ritorsioni per chi è rimasto a casa. Eppure la paura sembra essere rimasta fuori da via Monterosso.
Ordine pubblico e simboli
La polizia monitora a vista, ma per ora la situazione resta sotto controllo, nonostante il numero di partecipanti abbia superato di gran lunga le previsioni. Il traffico in zona è in tilt, ma il disagio urbano passa in secondo piano rispetto al peso politico della giornata.
Milano si conferma ancora una volta il terminale europeo del dissenso iraniano. Quello che sta succedendo oggi è un messaggio diretto, un “megafono” che punta dritto alle diplomazie che contano.
Il peso simbolico della mobilitazione della diaspora
La scelta di manifestare direttamente davanti alla sede consolare riveste un valore simbolico e politico di rilievo.
Per molti dei presenti, la partecipazione pubblica comporta potenziali rischi per i familiari residenti in Iran, fattore che evidenzia la gravità della situazione percepita e il superamento della barriera della paura.
Sebbene l’impatto immediato sugli equilibri interni di Teheran resti difficile da quantificare, la mobilitazione di mille persone in una metropoli europea invia un segnale di persistente delegittimazione del regime agli occhi della comunità internazionale.
Prospettive e aggiornamenti sulla situazione
Alle ore 11:40 la protesta risultava ancora in pieno svolgimento, senza accenni di flessione nella partecipazione.
L’evento odierno si inserisce in una serie di mobilitazioni periodiche che la diaspora iraniana organizza per mantenere alta l’attenzione delle diplomazie europee sulla crisi dei diritti umani nel Paese d’origine.
Resta da osservare quale sarà la risposta delle istituzioni locali e internazionali di fronte a una richiesta di democrazia che continua a trovare in Milano una delle sue piattaforme principali di espressione






















