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La manovra economica si appresta a diventare legge, ma, nonostante l’ottimismo del Governo, contiene pochi dei propositi iniziali di cambiamento: è marcia indietro totale sui pagamenti elettronici

 

Legge di Bilancio, finalmente ci siamo.

Dopo un tira e molla durato quasi tre mesi, il Governo è riuscito infatti a ottenere dal Parlamento l’approvazione definitiva del testo della manovra, che, esultano a Palazzo Chigi, “non è stato intaccato nei suoi lineamenti essenziali”.

In realtà, tra modifiche e rinvii, la nuova legge economica assomiglia a un grande compromesso, pensato per non scontentare le parti ma non in grado di prendere di petto i problemi che intendeva affrontare.

Per esempio, i tecnici del Tesoro sono riusciti a stanziare 3 miliardi di euro che, a partire dal prossimo mese di luglio, finanzieranno il taglio delle tasse sul lavoro dipendente, ma non hanno potuto contenere il temuto aumento dell’Iva al 23% oltre l’anno 2020: una spada di Damocle pende sulla testa dei consumatori.

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Stessa falsariga per “plastic tax” e “sugar tax”.

Entrambe le misure di legge, progettate per imporre alle aziende di imballaggi di plastica e di bevande zuccherate o con l’aggiunta di dolcificanti un’aliquota di 1 euro per ogni chilogrammo di unità prodotta, entreranno in vigore non più ad aprile bensì a ottobre 2020; per di più, con un importo della tassa dimezzato a 50 centesimi di euro.

Ebbene, l’ambiente e la salute dei cittadini non miglioreranno la loro condizione e lo Stato incasserà meno di quanto preventivato.

Infine, la lotta all’evasione fiscale.

Su questo fronte, il Governo si è arreso alle proteste e alle resistenze dei commercianti. Non soltanto, infatti, ha stabilito il rinvio da gennaio a luglio 2020 dell’obbligo, per gli esercizi commerciali, di dotarsi dei dispositivi Pos, ma ha deciso anche di annullare le multe per gli esercenti che non vorranno adottare la modalità del pagamento elettronico.

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