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PNRR, come le imprese possono accedere ai finanziamenti? Lo spiega Jovacchini

Luigi Jovacchini

Senza un piano industriale preciso, basato su presupposti come l’innovazione tecnologica, la transizione ecologica o l’inclusione sociale, difficilmente le aziende potranno beneficiare dei fondi europei.

 

In queste settimane, molti imprenditori con cui collaboro mi hanno chiesto come poter accedere ai finanziamenti stanziati dal PNRR. La mia risposta è sempre stata molto diretta: bisogna innanzitutto avere un progetto industriale che si fondi sull’innovazione digitale, che sia sostenibile e che permetta una maggiore inclusione sociale. Senza questi punti fermi, che ricorrono in modo trasversale in tutti e 6 i settori di intervento del PNRR, difficilmente un’azienda potrà beneficiare del pacchetto di finanziamenti concordato con l’Unione Europea” sono le parole di Luigi Jovacchini, business angel, co-founder e CIO di Consulenza e Risorse, società che dal 2014 supporta le aziende in processi di open innovation, efficientamento energetico, innovazione industriale 4.0 e implementazione di nuove tecnologie.

La corsa all’oro può dunque iniziare, ma approcciare i fondi e renderli propedeutici al vantaggio competitivo delle aziende non è un’operazione semplice né tantomeno immediata. “Molto spesso le aziende fanno investimenti senza però tenere conto delle reali esigenze o della sostenibilità finanziaria di un progetto. Così spesso si digitalizzano a tutti i costi i processi interni o si installa un impianto fotovoltaico, senza aver prima fatto realizzare un audit energetica. E ciò si traduce in un dispendio di risorse senza portare un reale beneficio – continua Luigi Jovacchini – La migliore strategia per accedere alle linee di finanziamento passa, invece, da un assessment aziendale che dia all’imprenditore la road map da seguire a seconda degli investimenti già programmati o, nella maggioranza dei casi, ancora da programmare“.

Per fare un po’ di chiarezza e a destreggiarsi nei meandri della burocrazia, CeR ha creato un guida pratica sulle aree di intervento del PNRR che può aiutare le imprese innovative a comprendere le reali opportunità, capire come sviluppare un progetto in linea con le direttive e, se lo si desidera, ricevere supporto esterno da parte di professionisti per ottenere i finanziamenti.

I 235 miliardi del PNRR: cosa devono sapere le aziende secondo CeR

Secondo un’indagine sviluppata su un campione di 250 PMI in Italia da doDigital, startup che fa parte del network di oltre 80 realtà innovative con cui collabora CeR, il 75% delle imprese dichiara come prioritaria la digitalizzazione dei percorsi di comunicazione e socializzazione delle informazioni e della conoscenza aziendale. Il 63% di esse prevede di introdurre un CRM per aumentare il customer engagement. Infine, la percentuale delle PMI che oggi adotta tecnologie di gestione dei big data e di Intelligenza Artificiale equivale, rispettivamente, al 35% e al 14%, ma ben il 52% nel primo caso e il 37% nel secondo si aspetta di farlo entro il 2023.

La digitalizzazione, insieme alla transizione ecologica e all’inclusione sociale, è uno dei tre assi strategici  su cui si fonda il PNRR, che punta a riparare i danni economici e sociali recati dalla crisi pandemica, sanando le debolezze strutturali dell’economia del Paese, e a ridurre i divari territoriali, generazionali e di genere. Sono in tutto 235 i miliardi di Euro stanziati con il PNRR (suddivisi in 256 capitoli di spesa), tra finanziamenti a fondo perduto e finanziamenti agevolati, e le aziende che vogliono beneficiarne non devono perdere tempo: “Lo scorso 13 agosto 2021 sono arrivati i primi 25 mld di cui 9 di sovvenzioni e 16 in prestiti, dei quali 15,7 miliardi dovranno essere impiegati entro la fine del 2021: appare evidente come la maggior parte di queste risorse dovranno essere impiegate su progetti in corso di realizzazione, sostituendo stanziamenti nazionali – precisa Luigi Jovacchini – Con l’anticipo potranno essere coperte anche spese fatte nel 2020 per circa 1,6 miliardi. Tra i progetti che assorbono più risorse ci sono il programma Transizione 4.0 con 1,7 miliardi e il Fondo Simest per l’internazionalizzazione delle PMI, entrambi rientranti nella prima ‘missione’ del PNRR, la trasformazione digitale che assorbe in tutto 40,3 miliardi“.

Le direttrici (Missioni) lungo sui si sviluppa il PNRR sono, infatti, 6 e ognuna prevede al suo interno linee guida specifiche per la realizzazione dei progetti. I Ministeri coinvolti sono altrettanti e a ciascuno di essi spettano diversi finanziamenti: Ministero delle Infrastrutture (39 miliardi di spesa), Ministero della Transizione ecologica (34 miliardi), Ministero dello Sviluppo Economico (18 miliardi), Ministero dell’istruzione (17 miliardi), Ministero della Salute (15 miliardi), Ministero dell’Innovazione Tecnologica (12 miliardi). Il 40% delle risorse saranno destinate al Mezzogiorno per permettere un parziale riequilibrio della produzione del PIL nazionale.

Questi fondi permetteranno all’Italia di avere un PIL maggiore del 3,6% rispetto al +0,1% del 2021 – prosegue Jovacchini – È bene che le imprese sappiano che i fondi non arriveranno tutti subito, ma saranno distribuiti nell’arco di 5 anni, da qui al 2026, e il nostro Governo dovrà attuare alcune riforme in cambio del rilascio delle varie tranches, oltre a dover rendicontare la chiusura dei progetti in tempi rapidi: ciò significa che i progetti dovranno essere realizzati dalle imprese entro 12-24 mesi. A mio avviso, informazione, proattività e pazienza dovranno essere le doti di cui gli imprenditori dovranno armarsi per cogliere al meglio le opportunità offerte da questo ambizioso programma di riforme che contribuisce a rendere il contesto economico italiano più favorevole allo sviluppo dell’attività di impresa e, in definitiva, alla modernizzazione del Paese.


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