Per sostenere il processo di riconversione verso l’eco plastica il Governo propone alle aziende uno sconto sulle tasse per tutto il 2020. Ma Federchimica insiste: “È un’imposta ingiusta”

 

Soltanto dopo i tagli e gli emendamenti che risulteranno al termine del doppio passaggio attraverso le aule della Camera e del Senato potremo conoscere la forma definitiva che assumerà la manovra economica progettata dal governo Conte bis, e sapere come questa impatterà sulla nostra quotidianità.

Nel frattempo, possiamo riflettere sulle misure più importanti che la nuova legge intende adottare.

Una su tutte, la cosiddetta “plastic tax”.

O meglio, famigerata, considerando il clamore e le proteste che essa ha suscitato tra i produttori.

Già, perché sulla plastica il Governo non vuole fare sconti.

1 euro per ogni chilogrammo prodotto l’imposta che, nel 2020, dovrebbe scattare a carico delle aziende. Le quali protestano, perché la tassa colpirà la totalità della produzione: bottiglie, tappi, imballaggi in tetrapak, buste per alimenti, pellicole di polistirolo, confezioni monouso.

La plastica rappresenta un’emergenza ambientale globale.

Secondo le statistiche, dal 1947 al 2017 nel mondo sono state prodotti 8,3 miliardi di tonnellate di questo materiale, di cui il 30% è ancora in uso e, della quantità dismessa, solo il 7% inserito in un corretto circuito di riciclo.

L’emergenza, poi, riguarda da vicino l’Italia, poiché la maggior parte della plastica esausta finisce nelle acque del mar Mediterraneo; 570.000 tonnellate all’anno stando alle ultime rilevazioni.

Del resto, il legislatore non intende soltanto punire. Tra le misure studiate dai tecnici del ministero dell’Economia per accompagnare la manovra, è emerso infatti un sistema di incentivi dedicato ai produttori di plastica.

Questi ultimi dovrebbero usufruire, dal 1 gennaio al 31 dicembre 2020, di un credito di imposta del 10%, per le spese finalizzate all’adeguamento tecnologico delle infrastrutture e alla formazione del personale impiegato, in direzione della riconversione sostenibile dei processi produttivi. Il limite di spesa è fissato a 20.000 euro.

Ma il settore non gradisce. Federchimica ha dichiarato che la “plastic tax” è iniqua, e che i suoi oneri si scaricheranno sui consumatori, costretti, a causa della sostituzione delle confezioni di plastica con materiali più costosi, a pagare fino a 138 euro in più all’anno per le spese alimentari.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha risposto che tutta la manovra economica è nell’interesse dei cittadini e che proprio la “plastic tax” ha evitato l’aumento dell’Iva per 23 miliardi di euro.

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