PINQUA San Siro non è solo un acronimo legato ai fondi e alla rigenerazione urbana. In via Daniele Ricciarelli 22 prende forma un esperimento che guarda oltre i muri ristrutturati. Quarantaquattro alloggi ALER, destinati a essere rimessi a nuovo dal Comune di Milano, diventeranno il banco di prova di un modello gestionale diverso, pensato per intrecciare casa, relazioni e quartiere. Un’operazione che si inserisce nel più ampio ridisegno di San Siro, area complessa, spesso raccontata solo attraverso le sue fragilità.
Gli appartamenti, concessi da ALER al Comune in comodato gratuito per 25 anni, saranno ristrutturati grazie alle risorse del PNRR nell’ambito del progetto “Move in San Siro – muovere gli immobili, integrare i servizi”, con cui Palazzo Marino ha aderito al Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare. L’obiettivo dichiarato è chiaro: offrire soluzioni abitative a canoni sostenibili a giovani lavoratori, studenti e famiglie con ISEE compreso tra 10mila e 40mila euro, ma senza limitarsi alla sola risposta abitativa.
Un bando che guarda alla gestione, non solo ai lavori
Nelle prossime settimane il Comune pubblicherà un avviso esplorativo per individuare il soggetto che si occuperà della gestione dei 44 alloggi. Non un semplice amministratore immobiliare, ma un concessionario capace di proporre un progetto complessivo. Possono candidarsi realtà pubbliche o private: cooperative, associazioni, imprese, fondazioni, consorzi. A fare la differenza non sarà solo la solidità organizzativa, ma la visione.
Le unità immobiliari verranno affidate in comodato d’uso gratuito al soggetto selezionato, a fronte di un piano che includa anche una gestione sociale. Tradotto: non basta consegnare chiavi e contratti. Serve un’idea di quartiere, di convivenza, di partecipazione.
Abitare come esperienza collettiva
Il gestore dovrà occuparsi di tutto ciò che normalmente resta sullo sfondo. Dalla selezione degli inquilini alla gestione amministrativa dei contratti, fino all’allestimento degli appartamenti con arredi e attrezzature. Ma il cuore del progetto è altrove. Sono previste attività di accompagnamento sociale, servizi collaborativi, iniziative di vicinato solidale rivolte non solo ai nuovi residenti, ma anche agli abitanti degli altri complessi di edilizia residenziale pubblica e al quartiere San Siro nel suo insieme.
L’idea è quella di creare legami, occasioni di incontro, spazi di collaborazione. Un mix sociale che non resti sulla carta, ma si traduca in pratiche quotidiane. In un contesto dove la casa è spesso sinonimo di isolamento, il progetto prova a ribaltare la prospettiva.
Il ruolo della rete territoriale
San Siro non è un territorio vuoto. Da anni è attraversato da iniziative, associazioni, presìdi sociali. Ed è proprio su questa rete che il Comune intende fare leva. Le attività di Off Campus del Politecnico di Milano, già presenti nel quartiere, e il lavoro congiunto con il Municipio e ALER rappresentano un punto di partenza. L’ambizione è trasformare l’esperienza di via Ricciarelli in un modello replicabile, un riferimento per altri interventi di riqualificazione urbana.
Bottero: “Non solo case, ma relazioni”
A chiarire il senso politico e sociale dell’operazione è l’assessore all’Edilizia Residenziale Pubblica Fabio Bottero. «Crediamo molto nell’impatto positivo che un modello di gestione integrata e collaborativa dell’abitare può avere su un quartiere complesso come San Siro», spiega. «Non si tratta solo di garantire alloggi a canoni sostenibili. Vogliamo che i nuovi inquilini diventino parte attiva della vita del quartiere, valorizzando l’ampia rete associativa già presente».
Bottero parla di coesione sociale, di mix abitativo, di potenzialità spesso oscurate da una narrazione riduttiva. «Stiamo lavorando affinché questa modalità di gestione diventi un riferimento anche per altri interventi. San Siro presenta fragilità evidenti, ma anche grandi risorse. Il nostro obiettivo è farle emergere».
PINQUA San Siro come laboratorio urbano
In questo senso, PINQUA San Siro si propone come un laboratorio. Non solo riqualificazione fisica, ma sperimentazione sociale. Un tentativo di dimostrare che l’abitare pubblico può essere anche luogo di innovazione, partecipazione e responsabilità condivisa. La partita ora si gioca sul bando e sulla qualità dei progetti che arriveranno. Da lì dipenderà se via Ricciarelli diventerà davvero un modello, o resterà solo un buon proposito scritto nei documenti.






















