Lo Stato reagisce al rifiuto delle banche di tagliare le commissioni sulle transazioni con uno sconto sulle tasse per le imprese medie e piccole, ma annuncia un taglio alle detrazioni fiscali per i più ricchi.

 

Il Governo annuncia importanti novità sul fronte dei pagamenti elettronici.

Fino a qualche giorno fa, infatti, la recente misura economica varata dall’esecutivo, che, a partire dal prossimo mese di luglio, obbligherà gli esercizi commerciali a dotarsi di dispositivi Pos per consentire ai clienti il pagamento tramite bancomat e carta di credito, sembrava essersi arenata su un grosso ostacolo: l’opposizione degli istituti bancari, non disposti a rinunciare all’incasso delle commissioni sulle transazioni.

Per scongiurare il fallimento dell’operazione, lo Stato ha quindi deciso di contribuire in prima persona alla spesa.

È notizia fresca dal Ministero dell’Economia, infatti, che dal primo luglio 2020, scatterà un credito d’imposta pari al 30% delle commissioni addebitate agli esercenti per ciascuna transazione effettuata via Pos.

Lo sconto sulle tasse future sarà applicato alle attività commerciali piccole e medie, ovvero le imprese che ottengono ricavi annui sotto la soglia dei 400.000 euro, e comporterà, per le casse pubbliche, un esborso di 27 milioni di euro nel 2020 e di 54 milioni nel 2021.

Per recuperare una parte delle risorse impiegate, lo Stato intende procedere al taglio delle detrazioni fiscali al 19%, escluse quelle che riguardano le spese sanitarie e i mutui sulla prima casa.

Nel mirino, in questo momento, ci sono soltanto i contribuenti più ricchi, coloro i cui guadagni superano quota 120.000 euro all’anno. I soggetti interessati, dalla prossima estate, vedranno ridursi, tra gli altri, i vantaggi sulle assicurazioni per la vita, sull’università e sulle intermediazioni immobiliari.

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