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Alice Soru, CEO di Open Campus: “Abbiamo una passione per il cambiamento tecnologico e per il suo impatto sul futuro del lavoro e delle comunità, in una prospettiva sociale e culturale. Oggi questa nostra passione vogliamo condividerla con gli innovatori di tutta la Penisola.”

 

Secondo il nuovo Censimento delle imprese Istat, circa il 78% delle aziende italiane investe nelle tecnologie digitali, propensione che tende ad aumentare quando si tratta di grandi imprese. Nel caso di attività con più di 500 dipendenti, infatti, la percentuale sfiora il 98%. Dal campione analizzato, che include 280.000 realtà, rappresentative del 24% delle aziende italiane, emerge come i settori più coinvolti nel cambiamento siano quelli delle telecomunicazioni, della ricerca e dell’informatica.

È proprio in questo quadro di innovazione e progresso che si inserisce Open Campus, realtà nata nel 2013 come spin off di Tiscali. Pensata inizialmente come coworking all’interno del Tiscali Campus, il più grande parco tecnologico della Sardegna, oggi la società accompagna le aziende e le pubbliche amministrazioni di tutta Italia che necessitano di fare un passo avanti in direzione dell’innovazione digitale.

Dall’esperienza di Tiscali, l’Open Innovation collaborativa

I due core business di Open Campus sono le attività di Open Innovation e la formazione dedicata alla Digital Transformation.

Sono moltissimi i progetti e gli eventi in cui creatività e tecnologia si mescolano per sperimentare nuove strade e avviare percorsi di Innovazione Aperta, ideati per affiancare e sostenere le aziende e le pubbliche amministrazioni che hanno l’esigenza di aprirsi al mondo dell’innovazione e trovare all’esterno nuove idee e risorse. Open Campus, infatti, lavora con realtà come Sanofi Genzyme, Spindox, Tiscali, Engineering, Fondazione di Sardegna, Aspal – Agenzia sarda per le politiche attive del lavoro, CRS4 e MEDSEA Mediterranean Sea and Coast Foundation, aiutandole a trovare nuove strategie di sviluppo digitale e mettendole in contatto con giovani talenti e startup attraverso hackathon, startup competition ed eventi costruiti su misura.

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“Open Campus nasce con l’innovazione digitale e la sperimentazione nel DNA grazie al suo legame con Tiscali, società che ha avuto un ruolo pionieristico nel nostro Paese per quanto riguarda il digital e il web” – racconta Alice Soru, CEO di Open Campus. – “Per questo l’inizio della pandemia, che ha accelerato il fenomeno della digitalizzazione a tutti i livelli, ci ha trovato pronti e da subito abbiamo spostato tutti i nostri servizi completamente online. Già nei primi mesi del 2020 abbiamo realizzato il nostro primo hackathon online e oggi continuiamo a  sperimentare nuove iniziative che puntano a migliorare sempre di più l’esperienza digitale.”

Un Academy dedicata alla Digital Transformation

Grande spazio è inoltre riservato alla Digital Transformation: l’Academy di Open Campus prevede infatti attività di formazione per aziende e professionisti, arricchite da masterclass e workshop – tutti da remoto – le cui tematiche sono costantemente in aggiornamento e customizzate sulle diverse realtà, in base agli ultimi trend tecnologici ed alle richieste del mercato. Open Campus affianca le aziende e la PA che hanno l’esigenza di abbracciare una cultura digitale, costruendo insieme a loro percorsi formativi personalizzati, capaci di guidare l’intera organizzazione all’acquisizione del mindset, degli strumenti e delle competenze necessarie ad affrontare il cambiamento digitale.

Un Campus “Made In Tiscali”

Open Campus nasce nel 2013 come coworking all’interno del Tiscali Campus di Cagliari, che con 5 ettari di verde è il più grande parco tecnologico della Regione.

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“Nascendo come coworking – spiega Alice Soru, CEO di Open Campus – siamo sempre stati un osservatorio privilegiato sul mondo del lavoro e sui suoi cambiamenti. Negli anni abbiamo visto freelance, startup, piccole e grandi aziende del digitale lavorare nei nostri spazi, abbiamo imparato a conoscere le loro esigenze e visto cambiare le loro abitudini. Oggi la nostra community si sta popolando di lavoratori da remoto, provenienti da più parti d’Italia e d’Europa, che hanno scelto di ritornare o trasferirsi in Sardegna.”

Infatti, il fenomeno del south working ha coinvolto, durante la prima fase del lockdown, 45mila lavoratori italiani e nei prossimi anni questo numero sarà destinato a crescere, perché d’ora in avanti le strategie aziendali dovranno prevedere un piano di remote working per i propri dipendenti.

“Lavorare da remoto porta con sé tante opportunità, ma richiede la rimodulazione degli equilibri tra vita professionale e personale. Per venire incontro alle mamme e ai papà che lavorano da casa abbiamo lanciato l’iniziativa Bim Bum Desk: una scrivania nel nostro coworking compresa nella retta dell’asilo nido, che si trova a 50 metri da Open Campus.”