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Nuova metropolitana di Milano M6, a che punto siamo? Al via la calda estate del percorso partecipativo

da | 28 Apr 2026 | Mobilità-Viaggi

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Il progetto della nuova metropolitana M6 di Milano fa un altro passo avanti: piccolo, burocratico, ma concreto. Il Comune ha pubblicato un avviso di manifestazione di interesse per selezionare gli operatori economici che condurranno il percorso partecipativo sulla futura linea rosa. In pratica: si cerca chi organizzerà e faciliterà gli incontri pubblici con i cittadini, chiamati a dire la loro sul tracciato.

Le candidature vanno presentate entro il 12 maggio 2026. Il percorso durerà otto mesi, prevede almeno dieci incontri pubblici in presenza e ha un valore stimato di 135mila euro.

Niente di spettacolare in sé: è una gara d’appalto per un servizio di facilitazione. Ma è il segnale che il calendario tiene e che l’estate sarà il momento chiave per capire quale tracciato avrà la meglio tra le ipotesi sul tavolo.

I percorsi possibili: dalla Circle Line al prolungamento della M2

Sul tavolo ci sono sei ipotesi principali di tracciato, ciascuna con varianti (se si desidera approfondire, qui la nostra intervista esclusiva all’assessore del Municipio 5 Mattia Cugini).

L’opzione che emerge con più forza nelle valutazioni tecniche di MM è la Circle Line: circa 27,8 chilometri, 23 fermate, interscambi con tutte le linee metropolitane esistenti e connessioni con i nodi ferroviari di Villapizzone, Bovisa e Porta Vittoria. Le fermate ipotizzate includono San Siro, Primaticcio, Famagosta, Lodi, Loreto, Centrale e Bovisa. Costo stimato: circa 4,5 miliardi di euro, più 40 milioni l’anno di gestione. È l’opzione con il miglior rapporto costi-benefici tra quelle complete, ma resta sotto la soglia teorica di convenienza, un dato che pesa nelle valutazioni.

L’alternativa più concreta – e l’unica con un rapporto costi-benefici positivo – è il prolungamento della M2 da piazza Abbiategrasso, con diramazioni verso Corvetto, Brenta o Rogoredo. Il vantaggio: si innesta su infrastruttura esistente, costa meno e si fa prima. Il Municipio 5, il meno servito dalla metro in tutta Milano, spinge perché questo tratto venga realizzato per primo, indipendentemente da quale soluzione finale verrà scelta per la M6.

Tra le altre varianti allo studio: tracciati lungo via Ripamonti, soluzioni orbitali est-ovest, ipotesi nei quadranti sud-ovest e sud-est. I “nodi fissi”, cioè gli interscambi con metro e ferrovie già esistenti, non sono modificabili. I “nodi mobili”, invece, sono quelli su cui i cittadini potranno davvero influire durante gli incontri pubblici.

Il calendario da qui a fine 2026

Entro il 12 maggio 2026
Scadenza per le candidature degli operatori economici che gestiranno gli incontri pubblici.
Maggio–settembre 2026

Fase centrale del percorso partecipativo: presentazione degli scenari alternativi, incontri nei municipi, raccolta di osservazioni e proposte da cittadini, comitati e associazioni. Attenzione: questa fase si svolge in parte d’estate — una criticità già sollevata dall’assessore del Municipio 5, che ha chiesto di estendere i tempi di ascolto reale.

Ottobre–novembre 2026

Rielaborazione tecnica e individuazione del tracciato definitivo: il passaggio chiave, da cui dipende quali quartieri saranno serviti. Potrebbe slittare verso fine anno.

Dicembre 2026

Chiusura formale della prima fase con restituzione pubblica degli esiti. Poi si partirà con la progettazione vera e propria.

Come funziona il percorso partecipativo

Il percorso che il Comune sta costruendo è strutturato in due fasi distinte e prevede strumenti professionali di facilitazione.

Nella prima fase — quella che partirà nelle prossime settimane — verranno presentati alla cittadinanza gli scenari progettuali già analizzati da MM, i criteri tecnici e i risultati degli studi effettuati. È la fase in cui mappare le esigenze dei territori, raccogliere osservazioni sui nodi mobili e permettere ai residenti di segnalare criticità specifiche dei quartieri attraversati. Le indicazioni raccolte costituiranno un elemento di supporto (non vincolante) per la decisione finale dell’Amministrazione.

Nella seconda fase, dopo la scelta del tracciato definitivo, il confronto si sposterà su aspetti più operativi: le sistemazioni in superficie, l’arredo urbano attorno alle nuove stazioni, le misure per ridurre l’impatto dei cantieri.

Chi verrà selezionato con il bando dovrà occuparsi di tutto il processo: dalla mappatura degli stakeholder alla progettazione degli incontri, dalla facilitazione delle assemblee pubbliche alla gestione dei conflitti, perché quando si parla di dove passa una metropolitana, le tensioni tra quartieri sono inevitabili. Dovrà anche sviluppare strumenti di comunicazione accessibili e una strategia multicanale che includa piattaforme digitali, con particolare attenzione all’inclusione. Il percorso si chiuderà con una restituzione pubblica degli esiti, con analisi e reportistica che garantiscano trasparenza e tracciabilità dell’intero processo.

 

“Il trasporto pubblico non è solo mobilità – afferma l’assessora alla Partecipazione Gaia Romani – ma anche uno strumento di giustizia urbana: una rete capillare significa maggiore accesso ai servizi e meno disuguaglianze tra i quartieri. In questo senso, la nuova linea M6 rappresenta un’infrastruttura strategica destinata a cambiare profondamente la città. È per questo che, anche grazie alla spinta del Consiglio comunale e dei Municipi, abbiamo deciso di promuovere un percorso partecipativo sul suo tracciato. Le grandi opere funzionano davvero quando le scelte pubbliche diventano condivise”.

Quanto ci vorrà per completare la nuova metropolitana M6 di Milano?

La storia delle metropolitane milanesi insegna la pazienza: dalla scelta del tracciato alla posa della prima pietra possono passare anni, e dai lavori all’inaugurazione anche un decennio.

L’assessore Cugini ha stimato 7-8 anni dalla scelta del tracciato, il che, nell’ipotesi più ottimistica, porta all’apertura intorno al 2034-2035. Un orizzonte lontano, ma avere finalmente un processo formale e condiviso vale già qualcosa rispetto ai progetti rimasti sulla carta per vent’anni.


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