Nuova metro di Milano M6, ecco i percorsi possibili: Cugini, “si può fare in 7-8 anni” (intervista)

da | 11 Mar 2026 | Mobilità-Viaggi

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Nuova metro di Milano: a che punto siamo? Tracciato definitivo entro fine 2026. Il Municipio 5 punta sul prolungamento della M2

Sei tracciati sul tavolo, un cronoprogramma che porta alla scelta definitiva entro fine 2026 e un municipio – il 5 – che chiede di non essere lasciato indietro. MilanoBIZ ha intervistato in esclusiva Mattia Cugini, assessore alla Mobilità e Urbanistica del Municipio 5.

Quale sarà il percorso della nuova metro di Milano, la tanto discussa linea M6? Il percorso per la scelta dell’itinerario è partecipativo: prenderà in considerazione opinioni e richieste della cittadinanza. E prevede un calendario che (se rispettato) porterà a individuare il tracciato definitivo entro ottobre-novembre 2026 e a chiudere formalmente il processo entro dicembre.

Sul tavolo ci sono sei ipotesi di percorso, ciascuna con varianti: tra le principali (e più interessanti) una Circle Line di quasi 28 km di estensione, con diversi interscambi con le altre linee. Ma in previsione c’è anche il prolungamento della M2 da Piazzale Abbiategrasso verso Corvetto, Rogoredo o Brenta.

Tra le zone più direttamente coinvolto nella pianificazione c’è sicuramente il Municipio 5, oggi servito da un’unica fermata di metropolitana – Piazzale Abbiategrasso sulla M2 – nonostante la sua rapida crescita residenziale e produttiva.

Ne abbiamo parlato con Mattia Cugini, assessore alla Mobilità e Urbanistica del Municipio 5, che mercoledì 11 marzo parteciperà alla commissione consiliare comunale in cui verranno illustrate le modalità e i tempi del percorso partecipativo.

Assessore, lei ha condiviso il cronoprogramma del percorso partecipativo per la M6. Quali tempistiche prevede?

A febbraio è stata pubblicata la gara, marzo si concentrano i 15 giorni per la valutazione e i successivi 15 per l’affidamento. Tra aprile e maggio la preparazione del percorso partecipativo, poi da fine maggio a settembre la sua parte centrale: presentazione degli scenari alternativi e raccolta delle osservazioni di cittadini e associazioni. Dopo una rielaborazione tecnica, tra ottobre e novembre avverrà l’individuazione del tracciato definitivo — il passaggio chiave, quello da cui dipende quali quartieri saranno serviti. Chiusura formale entro dicembre 2026, poi si parte con la progettazione.

Quali sono, quindi, le prossime tappe?

Oggi, mercoledì 11 marzo, alle 14.30 si terrà una commissione consiliare comunale in cui verranno presentati il programma e la consultazione. In questa sede chiederò che la fase di ascolto reale dei cittadini venga estesa: nel cronoprogramma attuale è un po’ compressa nei mesi estivi — si parte a fine maggio e si arriva a metà settembre — che non sono i più adatti. Sarebbe utile prolungare questo momento di confronto almeno fino alla fine di settembre.

Come si svolgerà concretamente il percorso partecipativo per la nuova metro di Milano?

Dipenderà in parte dal soggetto che verrà selezionato, ma ci saranno sicuramente diversi momenti distinti. Prima una fase divulgativa e informativa: devono essere resi noti gli esiti dell’analisi costi-benefici, per far capire ai cittadini quali tracciati sono stati analizzati, quali ipotesi scartate, i costi stimati, i tempi relativi, il VAN per ciascuna opzione e la domanda stimata nelle diverse aree. Questa base di conoscenza comune è indispensabile prima di qualsiasi confronto.

Poi ci saranno momenti assembleari di presentazione e workshop più localizzati, focalizzati sui residenti delle aree interessate, con metodi di raccolta puntuali. È chiaro che il percorso non sarà un referendum tra i tracciati, perché la decisione finale resta di competenza politica. Ma l’opinione dei cittadini sarà un riferimento fondamentale per prendere questa decisione.

Quanti e quali sono i tracciati in valutazione?

Sono sei tracciati principali, ciascuno con varianti. C’è quello del PUMS 2016, aggiornato nel 2018 — l’unico in un documento ufficiale di programmazione — che per il nostro municipio scende lungo via Ripamonti. Ci sono percorsi orbitali est-ovest, soluzioni nella parte sud-ovest e sud-est. C’è poi la Circle Line, il tracciato circolare di cui ha parlato più volte l’assessora Censi, che unisce le linee esistenti completando l’anello. E infine il prolungamento della M2 da Piazzale Abbiategrasso, con diverse sotto-varianti, verso Corvetto, Brenta o Rogoredo. La documentazione completa non è ancora pubblica, ma lo sarà all’avvio della consultazione.

Qual è la posizione del Municipio 5? Quale tracciato sostenete?

C’è una preferenza dei cittadini, che condividiamo in prima battuta, per il tracciato del PUMS: quello lungo via Ripamonti darebbe diverse fermate in un’area che oggi non ne ha. In un’ottica esclusivamente municipale è il più vantaggioso. Però bisogna essere onesti sulle difficoltà: i risultati costi-benefici di quel percorso sono molto negativi, c’è un tema infrastrutturale serio — tornare a bucare il centro comporta costi e tempi enormi — e nel frattempo è già stata assunta la decisione di prolungare il tram 24 fino ai margini della città, su un asse che quel tracciato avrebbe invece dovuto servire con la metropolitana.

Tenuto conto di tutti questi vincoli, il disegno che emerge come più sostenibile è quello del prolungamento della M2 da Piazzale Abbiategrasso verso Viale Ortles-Via Quaranta-Corvetto, servendo Vigentino, Ripamonti, Fatima, il nuovo polo Symbiosis — dove si sono insediati Fastweb, Snam, Moncler — e di fatto anche lo scalo, che da una fermata in quell’area dista circa tre minuti a piedi. Lì si collegano la verde e la gialla, dando doppia accessibilità a un municipio che oggi ha una sola fermata di metro.

Dal punto di vista economico, questo prolungamento regge?

È l’unico tracciato risultato positivo nell’analisi costi-benefici, con un rapporto superiore a 1 e un VAN di progetto leggermente negativo ma sostanzialmente prossimo allo zero — che è già un valore di riferimento eccellente per un’infrastruttura metropolitana. Il costo stimato rimane sotto il miliardo di euro. Si tratta di un prolungamento di 4-5 fermate, quindi sostenibile.

Vale anche come primo segmento della Circle Line completa: se si decidesse in futuro di completare l’intero anello, partire da qui è già una risposta puntuale a un’area della città, valida in sé indipendentemente dal disegno complessivo. E questo è il motivo per cui continuiamo a sostenerlo.

Che tempi si ipotizzano per la realizzazione della nuova metro di Milano?

Dipende da quanto si riesce a essere efficienti nelle fasi preliminari. Nell’ipotesi ottimale: circa un anno per la progettazione — se non c’è una gara di mezzo e la affida direttamente MM — poi l’affidamento dei lavori, la cantierizzazione e la realizzazione. Siamo nell’ordine dei sette-otto anni, forse meno. Abbiamo visto che su M4 e M5 i tempi sono stati tutto sommato sostenibili.

Il prolungamento collegandosi alla M2, che è una metropolitana pesante, impone standard infrastrutturali più esigenti: banchine più lunghe, strutture più complesse. Ma non si tratta di 10 o 20 anni. Si può fare in tempi ragionevoli, quelli di un’infrastruttura seria.


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