Scopri le mostre da non perdere a Milano ad aprile 2026: dalla Metafisica al Fuorisalone, dalla fotografia di Catalano alle sculture en plein air
Milano in aprile cambia pelle. Lo fa ogni anno, un po’ per abitudine e un po’ per vocazione: la città si sveglia dal torpore invernale e si riempie di mostre, installazioni, eventi.
C’è chi viene per il Salone, chi per i musei, chi finisce per fermarsi davanti a qualcosa che non si aspettava. Questo mese il programma è denso, variegato, a tratti contraddittorio — nel senso buono del termine. Eccone una selezione delle mostre da non perdere ad aprile a Milano.
Andrea Branzi by Toyo Ito alla Triennale: il presente continuo di un maestro
Se c’è una mostra da cui partire, è questa. Triennale Milano dedica una grande monografica ad Andrea Branzi, architetto, designer, pensatore e molto altro, con un allestimento concepito dall’amico e collega Toyo Ito.
La mostra è visitabile fino al 4 ottobre 2026 — ingresso intero 14€, riduzioni da 9,50€ a 6€ — e racconta oltre quarant’anni di lavoro attraverso più di 400 opere: oggetti, installazioni, disegni, video, archivi.
Il titolo parla di “presente continuo” e non è una trovata pubblicitaria. Branzi ha lavorato sempre come se il tempo fosse una materia da modellare, non da subire.
Dai giorni con Archizoom Associati a Firenze, passando per Studio Alchimia e Memphis, fino alle riflessioni più tarde sull’antropologia degli oggetti: il percorso è lungo, mai noioso. Si esce con la sensazione di aver capito qualcosa che prima era solo intuito.
Depero Space to Space: il futurismo entra in casa Bagatti Valsecchi
Al Museo Bagatti Valsecchi, nel cuore del Quadrilatero della Moda, va in scena un confronto che funziona proprio perché sembra non dover funzionare.
Fortunato Depero e i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi non hanno quasi nulla in comune — eppure il dialogo tra le opere futuriste e gli ambienti tardo rinascimentali della casa-museo risulta sorprendentemente coerente. La mostra è aperta fino al 2 agosto 2026, con ingresso intero a 14€ e ridotto a 10€.
Chi non conosce ancora questo spazio ha un motivo in più per venire: Bagatti Valsecchi è una di quelle case museo che si visitano una volta e non si dimenticano.
L’inserimento di opere moderne in contesti così caratterizzati può sembrare un azzardo — e spesso lo è — ma qui l’operazione regge. Vale la visita anche solo per capire come si può abitare l’arte senza che l’arte prenda il sopravvento.
La Metafisica e Milano: doppia mostra, doppia visione
Dal 28 gennaio al 21 giugno, Milano ospita due mostre dedicate alla stagione metafisica italiana. Una è a Palazzo Reale, con circa 400 opere tra dipinti, sculture, fotografie e disegni, e guarda agli eredi internazionali del movimento — da Giorgio de Chirico a Carlo Carrà, da Giorgio Morandi ad artisti del XX e XXI secolo che di quella lezione hanno fatto qualcosa di proprio.
L’altra è al Museo del Novecento, più concentrata sul rapporto specifico tra la Metafisica e la città.
Visitarle insieme ha senso. Non sono ridondanti: parlano due lingue diverse dello stesso fenomeno. La prima è più enciclopedica, la seconda più intima. Tra le due, si copre bene il terreno.
I Macchiaioli: una lettura aggiornata
Meno rumore mediatico, ma non per questo meno interessante. La mostra dedicata ai Macchiaioli nasce da un lavoro critico serio — curata da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca, tre dei maggiori esperti italiani del movimento — e si propone come un’occasione per rimettere a fuoco un’esperienza artistica spesso raccontata in modo superficiale. Non una celebrazione, ma una riflessione. Che è un’altra cosa.
Neve, fotografia, sculture en plein air: il resto del programma
Il MUDEC porta avanti la sua mostra sulla neve, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani, con un programma parallelo che include un numero della rivista “MU – MUdec United” e un’operazione di poster art a cura di Studio FM che porterà il racconto fuori dalle sale, nello spazio urbano. La neve come tema culturale, non solo meteorologico.
Alla Galleria Viasaterna, fino al 19 aprile 2026, la fotografa Elisabetta Catalano — attiva dagli anni Sessanta, testimone diretta di cinema, moda e performance — è protagonista di una personale curata da Laura Cherubini: oltre cinquanta opere, molte delle quali stampe vintage. Un archivio che diventa racconto.
E poi c’è il progetto Tracce Fuoriporta, con le sculture di Dall’Osso distribuite in 15 installazioni — circa 60 opere — che disegnano un percorso nello spazio aperto. Ballerine, figure antropomorfe, materiali che giocano con la luce. Un manifesto poetico che parla di tracce, viaggi e nuovi inizi. Da vedere con calma, preferibilmente senza fretta.























