Tra tacos, tajine, asado e bacalhau, le 48 nazionali del Mondiale 2026 portano in tavola sapori e tradizioni da tutto il mondo
La Coppa del Mondo FIFA 2026 sarà l’edizione più ampia di sempre: 48 squadre partecipanti, 104 partite e tre Paesi ospitanti (Stati Uniti, Canada e Messico). Un evento globale che coinvolgerà circa 6 miliardi di spettatori e che, oltre al calcio, porterà sotto i riflettori culture, abitudini e tradizioni provenienti da ogni parte del mondo.
L’allargamento del torneo consentirà a un numero maggiore di Paesi di essere protagonisti della manifestazione, aumentando ulteriormente la varietà di storie, identità e tradizioni presenti in campo. Come accade per ogni grande evento sportivo internazionale, infatti, il Mondiale non è soltanto una competizione calcistica, ma anche una vetrina culturale capace di mettere in contatto popoli e abitudini molto diverse tra loro.
Per l’occasione, Bennet, catena italiana di ipermercati e centri commerciali, ha realizzato l’infografica “Dal sushi al taco: cosa si mangia nei Paesi che giocano i Mondiali” per restituire una fotografia della competizione dal punto di vista gastronomico, con un focus sui piatti simbolo delle Nazionali.
Dai tacos messicani al tajine marocchino, passando per il bibimbap coreano, il bacalhau portoghese e l’asado argentino: un vero e proprio viaggio tra sapori, prodotti etnici e curiosità dei 48 Paesi che si contenderanno il trofeo più ambito dai protagonisti del calcio.
Il calcio come incontro tra culture diverse
Il cibo, d’altronde, è uno degli elementi che meglio raccontano l’identità di un Paese. Dietro ogni ricetta tradizionale si nascondono ingredienti tipici, influenze storiche e abitudini tramandate nel tempo, che contribuiscono a definire il patrimonio culturale di una nazione. Attraverso i piatti simbolo delle squadre partecipanti è possibile compiere un viaggio ideale tra continenti diversi e conoscere aspetti della vita quotidiana che spesso restano lontani dai riflettori sportivi.
Un trofeo a cui non potranno ambire, per il terzo Mondiale di fila, gli Azzurri, costretti ad assistere alla competizione da spettatori dopo la sconfitta ai rigori contro la Bosnia del 31 marzo scorso.
L’assenza della Nazionale dalla competizione può rappresentare però un’occasione per quei tifosi appassionati di cucina, interessati a scoprire le tradizioni culinarie e i prodotti etnici di ogni Paese.
Seguire le partite può infatti trasformarsi anche in un percorso di scoperta gastronomica. Ogni incontro offre lo spunto per approfondire ingredienti, sapori e preparazioni che caratterizzano le diverse aree del mondo, creando un collegamento tra ciò che accade sul terreno di gioco e le tradizioni dei Paesi rappresentati.
La passione degli italiani per la cucina internazionale
In Italia, infatti, l’interesse per i piatti tipici stranieri è molto forte: secondo i dati più recenti, il 45% delle famiglie acquista prodotti etnici, con un mercato che vale circa 630 milioni di euro.
La crescente diffusione di ingredienti e specialità provenienti da altri Paesi testimonia come le abitudini alimentari degli italiani siano diventate sempre più aperte alle contaminazioni internazionali. Prodotti che fino a pochi anni fa erano difficili da reperire sono oggi facilmente disponibili nella grande distribuzione, rendendo più semplice sperimentare nuove ricette e conoscere culture gastronomiche differenti.
Il Mondiale, dunque, può essere un’opportunità per cimentarsi ai fornelli con nuove ricette, partendo dalle più semplici e accessibili, come i tacos di pollo messicani, il cous cous alle verdure tipico della cucina nordafricana oppure le bowl di manzo e verdure ispirate alla cucina asiatica, fino a mettersi alla prova con le preparazioni più sfidanti, che possono richiedere un livello di esecuzione avanzato o tempistiche più lunghe.
Dalle specialità sudamericane alle ricette asiatiche, passando per i sapori del Mediterraneo e della cucina africana, il torneo del 2026 offrirà quindi l’occasione per esplorare una straordinaria varietà di tradizioni culinarie. Se il calcio resta il protagonista assoluto della manifestazione, il cibo può diventare un modo originale per vivere il Mondiale da una prospettiva diversa, trasformando ogni partita in un piccolo viaggio alla scoperta del mondo.






















