Uno dei temi più caldi dell’economia europea riguarda il passaggio del settore automotive dai combustibili tradizionali verso la mobilità elettrica. Ne parliamo con Marco Ceruti.

 

Ci si chiede quali impatti tale trasformazione potrà avere sull’industria europea, ma anche quale sarà in Italia la velocità con cui le nuove proposte delle case automobilistiche verranno prese in considerazione dai consumatori privati ed aziende.

Ne parliamo oggi con Marco Ceruti, dottore commercialista, membro di BePrime24 ed esperto di mobilità elettrica.

 

Marco, l’anno scorso al Tesla Revolution 2019 hai presentato un intervento proponendo un confronto tra i costi reali di utilizzo di auto e furgoni elettrici rispetto a quelli a benzina e diesel. Oggi nel 2020 come pensi che la sarà lo sviluppo in Italia della mobilità?

Partiamo innanzitutto nel dire che la maggior parte dei produttori tra il 2020 ed il 2021 inizieranno a proporre sul mercato molti modelli sempre più accessibili e questo aiuterà la diffusione della mobilità elettrica.
Io sono un fautore dell’elettrico puro ossia le cosiddette BEV (Battery Electric Vehicle), le vie di mezzo ibride e ancor più le Plug-in servono alle case automobilistiche per rientrare nei limiti imposti dalle normative sulle emissioni di CO2 e a guadagnare il tempo necessario a rientrare, almeno in parte, degli investimenti effettuati sui modelli a motore termico, ma stiamo parlando di tecnologie già superate.
Se si vorranno raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni per affrontare il cambiamento climatico, la transizione all’elettrico puro dovrà essere molto più rapida di quanto non si sia immaginato fino ad oggi.
In Italia siamo ancora indietro rispetto a molti paesi europei, ma la strada è tracciata.
I costi d’uso, il cosiddetto TCO,  di una macchina termica dal prezzo intorno ai 30.000€ sono ormai paragonabili, se guardiamo al noleggio a lungo termine, sempre più diffuso, a quelli di un’auto elettrica da 50.000€, il mercato, soprattutto quello dei parchi auto aziendali andrà rapidamente in questa direzione.
Il valore dell’usato di diesel e benzina è destinato a crollare velocemente, mentre quello delle auto BEV a rimanere molto più stabile.

 

Se questi sono costi come mai non assistiamo ancora ad un rapido cambio di strategia dei fleet manager aziendali?

La preoccupazione per la mancanza di rete di ricarica adeguata è il più grosso ostacolo.
Il numero di caricatori sta crescendo rapidamente, soprattutto al centro nord Italia, ma rispetto ai circa 170.000 punti di ricarica che si stima saranno necessari in Italia entro il 2030 siamo ancora molto indietro.
Soprattutto è ancora scarsa la cultura generalizzata sui sistemi di ricarica e vi è molta confusione sui tempi di ricarica per il grande pubblico, colonnine fast, superfast, wall-box, spesso anche per chi deve scegliere le auto per le flotte sono temi ancora da approfondire.
Del resto anche la rete vendita delle case automobilistiche deve passare attraverso un percorso di formazione ad hoc, vendere un’auto elettrica è molto diverso da vendere un’auto termica, come Studio stiamo sviluppando un corso specifico che dedicheremo alle reti vendita su questo tema, avremo modo di parlarne nel 2021.
Ci sono oggi però nuove realtà che si stanno affacciando a questo mondo per superare i timori legati al restare senza energia, a piedi insomma, con l’auto elettrica.
Ne stiamo seguendo una come Advisor, un progetto italiano molto interessante di una Start Up Innovativa, si chiama One Wedge e propone la messa in opera di una rete di ricarica dedicata alle grandi flotte aziendali. Sono iniziative come questa che faranno passare l’ansia da ricarica e consentiranno di far avanzare velocemente la mobilità elettrica.

 

Marco ci puoi raccontare qualcosa di più di questo progetto?

Certamente, l’idea di business di One Wedge è quella di creare una rete a 90Kw, diciamo a ricarica rapida, che copra le principali rotte business, quindi con una copertura che inizialmente andrà a coprire le principali città del Centro Nord più Roma e Napoli. Verrà proposto un abbonamento flat al kilometro.
Sono già state interpellate molte aziende con parchi auto e furgoni sopra le 200 unità e l’interesse è molto alto. Questo dimostra che il mercato è molto più pronto di quanto si pensi, lo sforzo va fatto nel creare una struttura adeguata al mondo delle aziende, i privati seguiranno come sempre è avvenuto nei cambiamenti tecnologici in tutti i settori.

 

Quali credi che saranno i settori che più velocemente passeranno all’elettrico?

Come dicevo poco fa, saranno le aziende a muoversi per prime, in particolare io penso al settore della logistica ed alle cosiddette consegne dell’ultimo miglio.
Le limitazioni all’ingresso nei centri urbani, i costi di accesso alle ZTL, la riduzione del rumore e dell’inquinamento sono temi che daranno vita ad un radicale cambiamento in questo settore.
Purtroppo in questo caso sono ancora pochi i modelli in commercio e manca completamente l’offerta del gruppo FCA, si parla di un futuro Ducato elettrico, ma ancora non è presente sul mercato.
I mezzi per le consegne in città però viaggiamo tutto il giorno in un ambito abbastanza ristretto dal punto di vista del percorso e quindi sono particolarmente adatti i mezzi elettrici. Raramente fanno tratte molto lunghe e quindi con la carica notturna sono pronti per l’uso e con notevoli risparmi.
Bastano poi relativamente poche colonnine, tipo quelle che installerà One Wedge, per provvedere ad una carica rapida di 10-20 minuti per poter completare la giornata di lavoro.
Il tema credetemi è solo relativo all’infrastruttura e tempo 2-3 anni prodotti da scegliere ce ne saranno veramente tanti.
In Norvegia più del 60% delle immatricolazioni di settembre sono state di veicoli elettrici, la direzione è quella noi siamo molto indietro, ma nello stesso mese anche in Italia le immatricolazioni di questo tipo di veicoli sono cresciute come mai prima.

 

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