Milano, Torino e Genova avviano ufficialmente il percorso per candidare il Nord-Ovest italiano alle Olimpiadi estive 2036. Tre città, tre regioni, un progetto olimpico diffuso e sostenibile
Tre città, tre regioni, un’idea che inizia a prendere forma. La candidatura olimpica del Nord-Ovest italiano per i Giochi estivi del 2036 non è più solo un’ipotesi da corridoio: ieri è stato firmato un comunicato congiunto da sindaci e presidenti di regione di Milano, Torino e Genova — con Lombardia, Piemonte e Liguria — che annuncia l’avvio di un percorso esplorativo.
Il triangolo olimpico che guarda al 2036
«Vogliamo valorizzare la vocazione sportiva, infrastrutturale e internazionale dei nostri territori. Viva il triangolo olimpico!» — così il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha commentato l’iniziativa, con un entusiasmo che non lascia molti spazi all’ambiguità. Al suo fianco, almeno formalmente, Stefano Lo Russo per Torino e Silvia Salis per Genova. Poi i presidenti: Cirio per il Piemonte, Fontana per la Lombardia, Bucci per la Liguria.
L’asse Torino-Milano-Genova viene presentato come «uno dei sistemi urbani più dinamici d’Europa», con una forte integrazione logistica, culturale ed economica. L’obiettivo è sedersi al tavolo con il CONI, con il governo e con gli stakeholder territoriali per capire se la cosa è davvero fattibile — e a che condizioni.
Niente grandi opere: il modello olimpico “diffuso”
Il punto su cui i firmatari sembrano più insistere — e che probabilmente è anche quello su cui si giocherà buona parte della credibilità del progetto — è quello della sostenibilità. Niente cantieri mastodontici, niente nuovo indebitamento. L’idea è costruire una candidatura che valorizzi quello che già c’è: impianti sportivi esistenti, strutture universitarie, spazi fieristici. Un modello olimpico “diffuso”, che riduca l’impatto ambientale e ottimizzi le risorse pubbliche.
È una narrazione che suona familiare — un po’ ogni candidatura degli ultimi anni promette la stessa cosa — ma che in questo caso potrebbe avere qualche fondamento più solido del solito. Il Nord-Ovest ha accumulato un bagaglio di esperienza non indifferente: le Olimpiadi invernali di Torino 2006, Milano-Cortina 2026 (ancora in corso), più una lunga serie di grandi eventi sportivi e fieristici distribuiti nel tempo. Non è un territorio che parte da zero.
2036 o 2040: i tempi della candidatura olimpica del Nord-Ovest
Nella nota si parla di «primo orizzonte temporale» rappresentato dai Giochi del 2036, con il 2040 come alternativa. Una scelta di parole prudente, che lascia aperta una via d’uscita nel caso in cui — in fase di approfondimento — emergessero ostacoli tecnici o politici difficili da superare.
Di fatto, il 2036 è la prima edizione estiva ancora da assegnare: il CIO ha già deciso che i Giochi del 2028 andranno a Los Angeles e quelli del 2032 a Brisbane. Per il 2036, la corsa è aperta. Tra i potenziali concorrenti circolano già i nomi di India, Arabia Saudita e diverse città europee. Entrare nel dibattito adesso, e con una proposta strutturata, potrebbe fare differenza.
Quello che è partito ieri, in sostanza, è un tavolo di lavoro preliminare. Nulla è deciso. Ma il segnale politico è chiaro: il Nord-Ovest vuole esserci.























