Milano prova a rimettere insieme i pezzi di un’emergenza silenziosa che cresce da mesi. Con il progetto sperimentale “Da casa a casa”, Palazzo Marino interviene sul fronte delle politiche abitative a Milano, puntando su una formula che incrocia sostegno pubblico e disponibilità del mercato privato. L’obiettivo è chiaro: evitare che famiglie e singoli finiscano senza un tetto dopo uno sfratto o la fine di una sistemazione temporanea, pur avendo sempre pagato l’affitto.
Le finite locazioni, un problema sempre più diffuso
Dietro l’iniziativa c’è un fenomeno che a Milano sta diventando strutturale: le cosiddette “finite locazioni”. Famiglie che rispettano i pagamenti, non accumulano morosità, ma ricevono comunque la disdetta del contratto. Il motivo è spesso lo stesso: canoni che salgono, alloggi rimessi sul mercato a condizioni inaccessibili, alternative che semplicemente non ci sono.
È in questo vuoto che si inserisce “Da casa a casa”, progetto sviluppato dal Comune insieme a Milano Abitare, l’agenzia per l’affitto accessibile. Non un piano di edilizia popolare in senso classico, ma una misura ponte, pensata per chi ha bisogno di continuità abitativa senza scivolare nell’emergenza.
Un contributo per rendere sostenibile l’affitto
Il cuore del progetto è un contributo economico che integra il canone di locazione. Il sostegno non va all’inquilino, ma direttamente al proprietario dell’alloggio, a patto che venga sottoscritto un contratto a canone concordato o convenzionato. Una scelta che punta a rassicurare i locatori e, allo stesso tempo, a calmierare i prezzi.
«Vogliamo attivare un circuito virtuoso tra domanda e offerta», spiega l’assessore all’Edilizia residenziale pubblica Fabio Bottero. L’idea è intervenire prima che la situazione precipiti, evitando morosità e, soprattutto, sfratti. Una logica già sperimentata con il progetto “Salva Affitto”, ora estesa a chi rischia di rimanere escluso dal mercato privato pur avendo redditi regolari.
Il ruolo del privato e del Terzo settore
Per funzionare, però, il progetto ha bisogno di una risposta dal mondo privato. A inizio 2026 il Comune pubblicherà un avviso rivolto a proprietari di alloggi, operatori dell’abitare sociale, cooperative, enti del Terzo settore. L’invito è mettere a disposizione immobili da affittare a canoni calmierati.
In cambio, il contributo comunale potrà coprire fino al 50% del canone annuo. Una leva economica pensata per rendere conveniente l’adesione e ampliare l’offerta di case accessibili, oggi sempre più scarsa in città.
Chi può accedere al progetto “Da casa a casa”
Gli inquilini non verranno scelti casualmente. La preselezione sarà effettuata dal Comune insieme a Milano Abitare. I requisiti sono stringenti: nessuna proprietà immobiliare in Lombardia e un ISEE non superiore ai 30mila euro. Profili compatibili con l’alloggio disponibile, che saranno poi proposti ai proprietari.
Il contratto di locazione viene firmato come un normale affitto a canone concordato o convenzionato. Il contributo, invece, arriva solo dopo sei mesi, una volta trasferita la residenza. È in quel momento che entra in gioco il sostegno economico, erogato tramite Milano Abitare direttamente al locatore.
Risorse, durata e monitoraggio
Il contributo massimo previsto è di 9mila euro per nucleo familiare, distribuiti su un periodo che può arrivare fino a tre anni. Per l’avvio della misura il Comune ha stanziato oltre 395mila euro, utilizzando risorse regionali residue che potrebbero essere incrementate.
Non si tratta solo di soldi. Milano Abitare seguirà passo dopo passo l’andamento dei contratti, monitorando la tenuta degli affitti e accompagnando i beneficiari con percorsi di orientamento e supporto. Un affiancamento che mira a rendere stabile una soluzione nata come temporanea.
Una risposta concreta alle politiche abitative a Milano
“Da casa a casa” non risolve l’emergenza abitativa, ma prova a tamponarne uno dei punti più critici. In una città dove l’accesso alla casa è sempre più selettivo, le politiche abitative a Milano cercano nuove strade, meno ideologiche e più pragmatiche. L’esito dipenderà dalla partecipazione dei proprietari e dalla capacità di far incontrare bisogni reali e disponibilità concrete. La partita, ora, si gioca tutta sul mercato.






















