Mobilità sempre più sostenibile, ecologica e (auspicabilmente) agile a Milano. Ieri, 13 aprile, il Comune ha presentato ufficialmente Möves, il piano strategico per la nuova mobilità pedonale e ciclistica della città, tra piste ciclabili, zone pedonali e auto a velocità ridotta.
Non un semplice documento astratto: ci sono km di percorsi già tracciati, cantieri aperti e interventi quartiere per quartiere, frutto di un percorso partecipativo che ha raccolto oltre 1175 proposte.
Ecco nel dettaglio cosa cambierà nel prossimo futuro per chi si muove in città.
Le piste ciclabili: una rete da 565 km, quasi metà già completata
Il piano, presentato a Palazzo Marino dal sindaco Giuseppe Sala e dagli assessori Arianna Censi (Mobilità), Marco Granelli (Opere pubbliche), Marco Mazzei (Spazio pubblico) e Gaia Romani (Quartieri e Partecipazione), disegna una rete ciclabile complessiva di 565 km, divisa in 210 km di percorsi principali (29 itinerari) e 355 km di rete secondaria. Ad oggi circa il 46% della rete principale è già realizzato. Alcuni corridoi sono quasi completi:
- Buenos Aires–Monza
- Gioia–Martesana
- Naviglio Grande
- Naviglio Pavese (VenTo)
- Sempione–Gallarate
- Garibaldi–Testi
- Monforte–Corelli
Tra i cantieri aperti in questo momento ci sono invece la pista lungo la circonvallazione filoviaria a nord-ovest, dal cavalcavia della Ghisolfa fino a piazzale Zavattari (3,4 km per lato), e quella su via Boifava, nel quartiere Chiesa Rossa.
In arrivo a breve il secondo tratto della Beats (Bagolari East to South), che collegherà Porta Romana ai Navigli per circa 2,3 km per lato. Un semaforo dedicato in piazzale Dateo chiuderà il collegamento continuo tra San Babila e Segrate.
Gli itinerari pedonali: 194 spazi da ripensare, scuole in primo piano
Sul fronte pedonale, Möves identifica 194 spazi pubblici da riprogettare, per oltre 1,88 milioni di m² complessivi. Tra questi, 109 ambiti scolastici segnalati dai cittadini nel percorso partecipativo: marciapiedi più larghi, attraversamenti più sicuri, meno traffico davanti ai cancelli.
Ci sono poi 404 km di itinerari pedonali principali da riqualificare, con l’obiettivo di rendere la rete più continua e connessa tra i quartieri.
Interventi già in corso o in programma: corso di Porta Romana, il passaggio pedonale di piazza 25 Aprile verso corso Garibaldi, via Asiago (intersezione con via Ponte Vecchio), il quartiere Gorla, Carlo Marx all’incrocio con via Benjamin Constant, Quarto Cagnino e via Gaetano Crespi nel quartiere Rubattino.
Velocità ridotta e marciapiedi protetti: dove e come
Il piano punta con decisione sui 30 km/h come limite per le auto in alcune zone della città. Il motivo illustrato dal Comune è molto semplice: a meno di 30 km/h le possibilità di sopravvivere a un investimento si avvicinano al 100%; a 50 km/h si dimezzano.
Tornano i cuscini berlinesi, i dossi asimmetrici che rallentano le auto senza disturbare bus e bici. Dopo via Carlo Boncompagni nel Municipio 4, il prossimo intervento è in via Asiago (Municipio 2). Seguiranno tutti gli altri municipi.
Crescono anche i paletti dissuasori a protezione dei marciapiedi: oggi sono quasi 500 in città, l’obiettivo è arrivare a 200 per municipio, distribuiti in circa 40 località. Sono già state individuate 25 zone prioritarie per moderazione del traffico e allargamento dei percorsi pedonali.
Perché conviene (anche a chi va in auto)
Il ragionamento di fondo è che più bici e pedoni circolano, meno auto intasano le strade, con benefici per tutti. Nelle ore di punta la bici viaggia in media tra i 17 e i 24 km/h, quanto un’auto nel traffico cittadino, ma occupa molto meno spazio.
Secondo i dati citati nel piano, 20 minuti al giorno in bicicletta riducono del 10% il rischio di mortalità e del 50% quello di malattie cardiovascolari. Inoltre, ogni anno chi usa l’auto in città perde centinaia di ore nel traffico: un costo invisibile ma reale.
Tra nuovi chilometri ciclabili e piazze scolastiche, il piano punta a cambiare il DNA di Milano, scommettendo su una mobilità sostenibile che, afferma l’amministrazione, “non è solo una scelta ambientale, ma anche una leva per l’innovazione, il turismo di qualità e nuove economie“.
Questa annunciata rivoluzione riuscirà a integrare le esigenze della logistica urbana con i ritmi della vita cittadina?























