Milano capitale delle multinazionali straniere: 14mila sedi, 30% del valore nazionale. I numeri che stupiscono

da | 23 Mar 2026 | Economia

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Le multinazionali straniere a Milano producono il 30% del valore nazionale.

Una su tre. È la quota delle multinazionali estere attive in Italia che ha scelto la Lombardia come base. Ma se si restringe il focus a Milano e al suo quadrilatero metropolitano — Milano, Monza, Lodi, Pavia — il dato diventa ancora più impressionante: le quasi 14mila unità locali di imprese estere presenti in quest’area generano da sole il 30% del valore aggiunto prodotto in tutta Italia dalle multinazionali straniere.

È il dato principale che emerge dal rapporto Le imprese estere in Italia e lo sviluppo dei territori: la regione Lombardia, presentato oggi a Milano da Confindustria, Confindustria Lombardia e Assolombarda.

Il peso specifico di Milano

La sola Città Metropolitana di Milano raccoglie 11.430 unità locali di imprese estere, il 56,5% del totale lombardo, che generano il 70,4% del valore aggiunto regionale delle imprese a capitale straniero. Numeri che raccontano una concentrazione senza paragoni in Italia: Milano non è solo la città con più multinazionali, è il luogo dove queste imprese producono di più.

Il contributo all’innovazione è altrettanto rilevante: le imprese estere del quadrilatero Assolombarda, pur rappresentando il 2% delle unità locali e il 15% degli addetti, contribuiscono al 39% della spesa in Ricerca e Sviluppo delle imprese dell’area. La spesa per addetto alla R&S sfiora i 95mila euro e il 30,1% dei ricercatori attivi in Lombardia lavora presso sedi di imprese straniere. «Sono attori che fungono da capofila di filiere locali e abilitano reti con PMI, startup e università, accelerando la competitività dell’intero ecosistema — afferma Giuseppe Notarnicola, Special Advisor Assolombarda — perché la competitività è una partita che va giocata insieme».

La Lombardia nel quadro nazionale

A livello regionale, la Lombardia conferma il suo primato: sono 20.234 le unità locali di imprese a controllo estero presenti sul territorio nel 2023. Generano il 37,9% del valore aggiunto che tutte le imprese estere producono in Italia, e il 25,1% del valore aggiunto complessivo regionale. Il 38,6% della spesa in R&S delle imprese lombarde — pari in totale a 4,33 miliardi di euro — è attribuibile a imprese a capitale estero.

I settori dove la presenza straniera è più distintiva sono dieci: farmaceutica, apparecchiature elettriche, elettronica, chimica, gomma e plastica, estrazione, commercio, servizi ICT, attività professionali e servizi alle imprese. Insieme concentrano 49,8 miliardi di valore aggiunto e 409mila addetti, con livelli di produttività del lavoro ampiamente superiori alla media regionale.

Il confronto con la Germania: il gap tecnologico da colmare

Il rapporto non nasconde i punti di debolezza. Rispetto ai benchmark tedeschi, la Lombardia mostra un ritardo nel segmento manifatturiero ad alta tecnologia: la quota di imprese estere manifatturiere nei settori High-tech si ferma all’11,3%, contro il 18% del Bayern e il 15,7% del Baden-Württemberg.

Sul fronte dei servizi, invece, il posizionamento è più solido: il 46% delle imprese estere lombarde opera nei servizi knowledge-intensive, seconda quota in Europa dopo il Bayern (48%), davanti a Catalogna, Baden-Württemberg e Auvergne-Rhône-Alpes.

«Nonostante la leadership nazionale, sono ampi i margini di crescita — dichiara Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia — rispetto alle principali regioni tedesche, ad esempio, va colmato il gap relativo al minore orientamento alle frontiere tecnologiche più avanzate. Gli strumenti a disposizione per valorizzare chi sceglie di investire nei nostri territori sono molteplici, e l’introduzione delle Zone di Innovazione e Sviluppo fornirà un’ulteriore spinta attrattiva e competitiva alla Lombardia».

Per Barbara Cimmino, Vice Presidente Confindustria per l’Export, “attrarre investimenti esteri non significa più soltanto offrire un mercato: oggi sono necessari contesti affidabili, stabili e capaci di accompagnare la crescita. Attrattività significa, infatti, semplificazione, certezza del quadro regolatorio, disponibilità di competenze ed energia competitiva: la competizione tra sistemi economici si gioca sempre di più su questi fattori, con un mercato che opera entro un quadro condizionato anche da interessi pubblici e strategici a livello europeo. In questa sfida, la Lombardia ha tutte le carte per rafforzare il ruolo di primo polo dell’internazionalizzazione italiana, ma diventa essenziale consolidare il coordinamento tra le tre dimensioni entro le quali si opera, vale a dire quella europea, nazionale e territoriale. È così che si misura la nostra capacità di attrarre nuovi investimenti e consolidare quelli già presenti”.


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