Una recente delibera della Regione obbliga il Comune a cambiare i criteri per l’assegnazione degli spazi demaniali nella celebre Galleria Vittorio Emanuele II, premiando la storicità dell’esercizio commerciale

 

Il piccolo negozio di quartiere, che da sempre si trova sotto casa, ed è sopravvissuto a generazioni di nonni e genitori e agli innumerevoli cambiamenti che Milano ha attraversato negli anni: insomma, una bottega storica.

Ebbene, tra qualche tempo potremmo ritrovarla, durante le nostre passeggiate domenicali nel centro della città, tra le vetrine della Galleria Vittorio Emanuele II.

Una recente delibera emanata dalla giunta di Regione Lombardia, infatti, ha modificato i criteri per la partecipazione degli esercizi commerciali alle graduatorie per ottenere uno spazio demaniale nella prestigiosa via delle griffes.

A contare, per gli uffici di Palazzo Marino, non sarà più il valore del marchio esposto, ma la storicità del negozio che lo rivende.

Secondo il Comune di Milano, un’attività commerciale può essere definita “storica” se in possesso di due requisiti: la permanenza dell’impresa nello stesso settore merceologico per un tempo non inferiore a cinquanta anni e la conservazione di almeno una parte degli elementi architettonici originali del negozio.

Attualmente, sono 580 le botteghe storiche recensite in città.

D’altra parte, il Comune non è contento delle nuove regole imposte dalla Regione. Finora, infatti, le graduatorie per l’assegnazione degli immobili in Galleria prevedevano anche lo svolgimento di gare di appalto pubbliche, di solito appannaggio delle imprese più ricche, capaci di garantire all’amministrazione pagamenti sicuri per gli affitti.

Ora, al contrario, Palazzo Marino teme che all’appello possano presentarsi aziende tradizionali ma poco solide finanziariamente, che, pure, avrebbero diritto al loro posto nel salotto buono della città.

Per questo motivo, il Comune è ricorso contro la delibera regionale al Tar della Lombardia.

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