La storia delle due squadre di calcio meneghine ebbe inizio nella Milano di fine Ottocento per la scommessa in un locale di due galantuomini inglesi. Dopo la scissione, i rossoneri diventano i colori degli operai, i nerazzurri i preferiti dalla borghesia
Oggi una è degli americani, l’altra dei cinesi.
Ma un tempo erano milanesi, anzi milanesissime.
La storia di Milan e Inter, le due squadre di calcio cittadine, affonda le radici ai tempi della Belle Epoque, quando Milano era la capitale culturale del Paese e poteva fregiarsi dell’eleganza dello stile Liberty dei lussuosi palazzi del centro.
Ed è proprio qui, a due passi dal Duomo, che tutto ebbe inizio.
1899, 16 dicembre. È sera, fa freddo e c’è la nebbia: non quella di oggi; quella vera di tanti anni fa, da non riuscire a fare un passo senza incappare in un ostacolo.
Meglio, allora, rifugiarsi a trascorrere la serata in qualche bel locale.
Caso vuole che un gruppo di sei appassionati di calcio, il nuovo sport che dall’Inghilterra è già riuscito a travolgere l’entusiasmo di mezza Europa, decidano di sfuggire alla morsa del freddo milanese accomodandosi all’interno di una famosissima fiaschetteria toscana che, all’epoca, esibiva ben dieci vetrine in via Berchet 1.
Le chiacchiere sportive proseguono, un bicchiere tira l’altro e non ti capita che due eccentrici gentiluomini britannici presenti nell’enoteca convincano i nostri patiti a fondare una vera squadra di calcio?
Si chiamerà “Milan football and cricket club”: la notizia della sua nascita viene pubblicata in prima pagina sulla Gazzetta dello Sport del successivo 18 dicembre.
Il successo dell’iniziativa è immediato. Il Milan raccoglie il gradimento di migliaia di nuovi tifosi e comincia gli allenamenti al campo Trotter, una rudimentale struttura che sorgeva esattamente dove, un trentennio dopo, sarebbe stata costruita la Stazione Centrale.
Ma si sa, senza competizione lo sport non imita la vita, e non dà gusto. Nove anni dopo ecco il contrasto: una parte dei rappresentati della società vorrebbe una squadra di calcio meno italiana e più internazionale.
È così che la sera del 9 marzo 1908, in un altro ristorante, l’Orologio, i dissidenti in questione fondano una nuova società, il cui nome la dice lunga sui progetti della dirigenza: “Football Club Internazionale Milano”.
Da allora ha avuto inizio la serie interminabile delle partite stracittadine.
La rivalità tra le due squadre, però, non è soltanto agonistica, perché dietro l’antica scissione si cela anche un contrasto sociale.
Sembra, infatti, che i ribelli interisti, appartenenti all’alta borghesia meneghina, non gradissero granché di condividere il tifo domenicale con gli altri appassionati della squadra, quasi tutti operai. A riprova, subito dopo la separazione i nerazzuri prendono ad apostrofare gli avversari come “cacciaviti”, cioè proletari. Da casa Milan la risposta non si fa attendere. Per i rossoneri, infatti, gli interisti sono i “bauscia”, gli sbruffoni.






















