Un caso di meningite meningococcica accertato a Milano tra i dipendenti di Intesa Sanpaolo che lavorano all’interno di Torre Gioia 22 di via Melchiorre Gioia, sede del gruppo. I i vertici aziendali hanno invitato i dipendenti a lavorare in smart working in questi giorni. Intanto è stata avviata la completa igienizzazione dell’edificio. Un secondo caso, inizialmente sospetto, non ha trovato conferma negli accertamenti clinici.
Gli esperti invitano a non cedere all’allarmismo, ma ricordano l’importanza della prevenzione vaccinale, in un momento in cui il tema della meningite è già sotto i riflettori in tutta Europa.
I casi di meningite a Milano
I vertici di Intesa Sanpaolo hanno invitato i dipendenti a lavorare in smart working per consentire la più agevole e completa igienizzazione dei locali. L’ATS di Milano è stata immediatamente informata e ha attivato tutte le procedure epidemiologiche previste: i contatti stretti dei dipendenti risultati positivi sono stati identificati, informati e sottoposti a terapia antibiotica preventiva.
I locali sono stati igienizzati. In queste ore continua il monitoraggio.
Il contesto europeo: il focolaio nel Kent
Il caso milanese si inserisce in un momento in cui l’intera Europa è senza dubbio in apprensione. Come è noto, nelle scorse settimane nel Kent, in Inghilterra, si è sviluppato un focolaio che ha destato preoccupazione a livello internazionale: l’origine è stata individuata in una discoteca di Canterbury frequentata da ragazzi tra il 5 e il 7 marzo.
Le ultime notizie parlano di 29 casi totali, con due decessi: un giovane di 21 anni e una studentessa di 18. Il programma di risposta ha incluso la vaccinazione di 5.000 studenti nel Kent e la distribuzione di 2.500 dosi di antibiotici in via precauzionale.
Un solo caso correlato si è verificato in Francia, in una persona proveniente dalla zona colpita.
Cos’è la meningite meningococcica e come si trasmette
La meningite è un’infiammazione delle membrane che avvolgono cervello e midollo spinale. Le forme batteriche, come quella da meningococco, sono le più gravi e richiedono un intervento tempestivo. Del batterio esistono 13 sierogruppi, ma solo sei causano malattia invasiva grave: i principali sono A, B, C, W e Y. In Italia e in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti.
La trasmissione avviene tramite contatto diretto con le secrezioni di naso e gola, attraverso goccioline emesse con tosse o starnuti, ma il contagio richiede un contatto stretto e prolungato, non la semplice vicinanza casuale.
I sintomi iniziali sono spesso aspecifici: febbre, nausea, rigidità della nuca. Una diagnosi tempestiva può fare la differenza.
La voce degli esperti: attenzione sì, allarmismo no. Urgente il vaccino nei LEA per gli adolescenti
“Quello che osserviamo oggi è un sistema di sorveglianza che funziona e intercetta tempestivamente i casi”, dichiara una nota dell’Osservatorio Virus Respiratori. “La meningite è una malattia seria, ma prevenibile e gestibile grazie a vaccini e interventi tempestivi.” Sul focolaio britannico, l’osservatorio ha precisato che non si tratta di un’epidemia nel senso classico, ma di “un cluster di casi che può verificarsi in contesti comunitari chiusi o semi-chiusi, come università, dormitori o luoghi di aggregazione giovanile.”
Sul fronte vaccinale, il professor Paolo Bonanni, docente di Igiene all’Università di Firenze e coordinatore scientifico del Calendario vaccinale per la vita, ha dichiarato ad Adnkronos che un focolaio simile a quello britannico “non può essere escluso anche in Italia”, chiedendo un aggiornamento urgente del calendario vaccinale nazionale. Il punto critico, spiega Bonanni, è che il vaccino contro il meningococco B non è ancora incluso nei LEA per gli adolescenti, con copertura garantita gratuitamente solo in 14 regioni su 21. “L’inserimento del vaccino contro il meningococco B in età adolescenziale nei LEA non è più rinviabile”, ha concluso l’esperto.























