Tra le nuove misure previste dalla manovra economica c’è un inasprimento della tassazione sui veicoli in dotazione ai dipendenti. Confermati gli incentivi di Industria 4.0 e gli aumenti in busta paga.

 

Stretta tra i litigi nella maggioranza e la precarietà delle alleanze in Parlamento, la manovra economica del Governo va avanti e propone nuove importanti misure.

Anzitutto, sembra essere stata definitivamente confermata la flat tax al 15% per le partite Iva fino a 65.000 euro di ricavi annui, sebbene saranno esclusi dall’agevolazione tutti coloro che, contemporaneamente, ottengono guadagni aggiuntivi derivanti da attività da lavoro dipendente e superiori a quota 30.000 euro.

Per i dipendenti in possesso di un’auto aziendale, poi, è in arrivo una forte penalizzazione.

L’esecutivo, infatti, è pronto a triplicare l’attuale tassazione sui veicoli, anche quelli meno inquinanti, cosicché, per esempio, un dipendente tipo, con un reddito annuale di 40.000 euro e un’auto medio-piccola in dotazione, potrebbe pagare fino a 2.000 euro di tasse in più all’anno.

D’altra parte, per i lavoratori in azienda è confermato il vociferato aumento in busta paga. Il Governo ha previsto tre fasce di contributi: 15 euro al mese per chi riceve il bonus di 80 euro completo, 33 euro per chi lo riceve parziale, 95 euro per chi non lo riceve affatto.

Alle aziende, invece, vanno i finanziamenti di Industria 4.0, lo speciale piano di sostegno per tutte le imprese che decidono di investire nell’innovazione tecnologica e per le quali sono previsti incentivi in denaro per oltre 140 milioni di euro.

Risulta confermato il taglio delle detrazioni fiscali al 19% per i contribuenti più ricchi, e, contrariamente a quanto era stato ipotizzato in un primo momento, esso riguarderà anche le spese sanitarie, tranne quelle legate a patologie gravi: la decurtazione coinvolge i redditi a partire da 120.000 euro annui e diventa completa oltre i 240.000 euro.

Infine, scatterà una tassa speciale per l’estrazione degli idrocarburi sul territorio nazionale.

Il Ministero dell’Economia, infatti, applicherà un’aliquota del 10% per le estrazioni sulla terra e del 7% per quelle effettuate in mare.

Gli introiti derivanti saranno così suddivisi: il 3% finanzierà la social card, mentre, della parte restante, il 55% andrà alle Regioni, il 15% ai Comuni, il 27% allo Stato.

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