Che la plastica sia una sostanza non presente naturalmente in natura ed ottenuta attraverso la lavorazione di materiali polimerici di matrice non rinnovabile è cosa nota.
Rispetto alle soluzioni organiche, che denotano un basso impatto sull’ambiente, presenta costi decisamente superiori, complice la sintetizzazione effettuata artificialmente a partire da fonti quali petrolio, gas e derivati.
La plastica, infatti, è un polimero organico sintetico: queste le tre parole che meglio la definiscono.
È stata ideata e utilizzata a partire dal 1870, per un’intuizione dei fratelli Hyatt, con l’intento iniziale di trovare un’alternativa valida all’avorio per la realizzazione delle palle da biliardo. A seguito di un riscontro immediatamente positivo, è avvenuta subito l’introduzione in ambito odontoiatrico per le impronte dentarie. Il resto è storia.
Nel corso del tempo, ma in realtà fin da subito, ci si è resi conto dell’impatto nocivo per l’ambiente di questo materiale che emerge per le tante virtù. È per questo che oggi si adottano pratiche alternative in grado di coniugare performance e sostenibilità.
Qualcosa che interessa anche un ambito cruciale dell’economia quale la logistica, dove i bancali di plastica riciclata stanno conoscendo una diffusione crescente, in quanto eco-friendly, duraturi ed efficienti. Nell’articolo di oggi vi raccontiamo qualcosa di più.
Le mille vite della plastica
La plastica è un materiale che può avere mille vite, potenzialmente e concretamente. Basti pensare che i tempi di degradazione allo stato naturale sono amplissimi. Ecco alcuni esempi che rendono l’idea:
- Fili da pesca: circa 600 anni.
- Assorbenti, bottiglie e pannolini: circa 450 anni.
- Sacchetti: circa 20 anni.
Si tratta di numeri che parlano da soli, mostrando quanto è resistente il composto una volta sintetizzato per mano dell’uomo. È però da questo aspetto che emerge la potenzialità vera in termini di sostenibilità del materiale: se riadattata con le pratiche di riciclo e riuso può avere a tutti gli effetti tantissime applicazioni.
Il cambiamento climatico e altre condizioni quali la perdita di biodiversità e, più in generale, i fenomeni legati all’inquinamento mostrano quanto queste pratiche siano necessarie e non si possa attendere ulteriormente, per il benessere di tutti, inclusa la società e il singolo individuo.
È in questo contesto che un prodotto quale i bancali in plastica riciclata di ultima generazione rappresenta un vero e proprio valore aggiunto. Non si tratta di una goccia nell’oceano, ma di un esempio virtuoso in un ambito cruciale quale la logistica.
Bancali in plastica riciclata: di cosa si tratta
I bancali in plastica presentano molteplici utilizzi presso svariate aziende dell’industria e del commercio, rivelandosi essenziali per l’esercizio di funzioni quali il trasporto, il trasbordo e il deposito, a fronte di un’applicazione che coinvolge l’impiego di carrelli elevatori oppure transpallet.
La domanda che in diversi potrebbero porsi è: ma non basterebbe utilizzare il legno, che è una fonte rinnovabile e già impiegata nel settore?
Peccato però che i due prodotti abbiano finalità, usi e soprattutto controindicazioni differenti: ecco perché valutare l’impiego di una plastica riciclata rispetto a una prodotta ex novo o rispetto a un pallet in legno permette di risolvere la questione alla radice, sviluppando l’efficienza produttiva della filiera logistica.
Quali sono i vantaggi
I bancali in plastica riciclata presentano molteplici vantaggi, in termini di sostenibilità e non solo. Si rivelano infatti maggiormente igienici e resistenti sia all’azione degli agenti atmosferici che alle pratiche normali di utilizzo. Sono perciò adatti per essere adoperati frequentemente.
Rispetto a quelli in legno, non richiedono l’adempienza a trattamenti di matrice fitosanitaria e non comportano il rischio di situazioni problematiche da gestire tra cui la muffa, nonché quelle inerenti la presenza di segatura o chiodi arrugginiti, aspetto quest’ultimo inerente anche la sicurezza dell’operatore che maneggia il pallet.
Sono decisamente longevi e affidabili, pratici da maneggiare, impilabili e sovrapponibili, sicuri e riutilizzabili a lungo. Questo almeno nelle produzioni di qualità, che denotano una filiera gestita internamente con un occhio di riguardo al rispetto per l’ambiente e a un’ottimizzazione delle risorse.






















