Suicidio assistito, l’Italia dice sì per la prima volta

da | 24 Nov 2021 | Salute e Benessere

Un paziente tetraplegico delle Marche ha ricevuto il sì dall’azienda sanitaria della Regione per procedere con il suicidio assistito. È la prima volta che accade in Italia, ma per il momento la decisione spetta alle ASL.

 

Si tratta ancora di un’eccezione, la prima volta in cui, nel nostro Paese, un malato che aveva fatto richiesta a un’azienda sanitaria per procedere con il suicidio assistito, riceve una risposta affermativa. L’Associazione Luca Coscioni ha diffuso pubblicamente la decisione presa dall’ASL della Regione Marche in favore di un uomo di 43 anni, malato tetraplegico, la cui storia è stata seguita dalla stessa Associazione sin dal principio.

 

Spetta alle ASL stabilire se ci sono le condizioni per procedere

L’uomo, vittima di un incidente stradale dieci anni fa, che lo ha portato a essere immobilizzato e senza nessuna speranza di guarigione o ripresa, ha effettuato la richiesta per il suicidio assistito più di un anno fa. La richiesta fu respinta dalla stessa ASL che l’ha recentemente approvata. Secondo la Corte Istituzionale il suicidio assistito può essere effettuato a patto che si verifichino determinate condizioni.

L’azienda sanitaria, quindi, non aveva attivato le procedure della Corte Istituzionale. Le condizioni che devono essere presenti includono che il paziente sia affetto da una patologia irreversibile, che gli causa sofferenze psicologiche e/o fisiche giudicate insopportabili dal malato stesso, l’essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e l’essere capace d’intendere e di volere per compiere scelte in modo consapevole e libero.

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Alla prima richiesta del paziente, l’ASL si era rifiutata di prendere in considerazione tali condizioni. In seguito a un’istanza presentata dal malato al Tribunale di Ancona, questo all’inizio ha dato ragione all’ASL, seppur ammettendo che l’uomo era in possesso dei requisiti previsti dalla Corte Istituzionale perché il suicidio assistito non fosse punibile. Tuttavia, per il Tribunale era impossibile obbligare gli operatori sanitari e l’ASL ad assicurare il diritto al suicidio.

Il paziente, a quel punto, ha presentato un reclamo e il Tribunale di Ancona ha cambiato idea, richiedendo che l’ASL delle Marche si accertasse del possesso, da parte del malato, dei requisiti imposti dalla Corte Istituzionale per accedere al suicidio assistito. Il Tribunale ha chiarito che, tuttavia, ci sarebbe stato da determinare i modi di attuazione.

Il suicidio assistito non è l’equivalente dell’eutanasia, perché nel suicidio assistito è lo stesso malato ad assumere il farmaco che porrà fine alla sua vita. Nel settembre 2019 la Corte Istituzionale si era espressa sul caso di Marco Cappato, accusato di aver aiutato Fabio Antoniani a commettere il suicidio. Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, era stato vittima di un incidente e aveva perso la vista, rimanendo paralizzato.

La Corte aveva deciso che, in determinate condizioni,  l’assistenza al suicidio assistito non poteva essere considerata punibile. Spetta alle singole ASL, dunque, determinare se ci sono le condizioni per permettere il suicidio assistito.


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