Il leone di piazza San Babila a Milano: perché sta lì?

25 Set 2020 | Curiosità, Lombardia e Milano, Storie e Leggende

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Un’antica leggenda medievale narra che la scultura erta sulla colonna davanti alla basilica in piazza sia il premio degli avversari veneziani al coraggio dei soldati di Milano. Avvisati di un attacco notturno da un solerte panettiere…

 

Svetta su piazza San Babila, e a dire la verità con il contesto urbano che lo circonda c’entra poco e niente. Anche perché è innalzato su un’alta colonna, che lo nasconde alla vista dei passanti più distratti.

È il leone di piazza san Babila, che all’epoca, forse medievale, del suo arrivo in città era senz’altro più in linea con le architetture delle strade circostanti, ma anche allora poco presente all’attenzione dei milanesi.

Tanto che nel 1630 il conte Carlo Serbelloni, magistrato delle strade, prese una decisione drastica: meglio elevare al cielo la scultura, per sottrarla agli atti vandalici dei cittadini irrispettosi del valore artistico della statua.

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Ma cos’era e da dove proveniva quel leone? Nemmeno i concittadini del tempo lo sapevano.

Soltanto, in città girava voce che il leone fosse il bottino di guerra di un’antica battaglia svoltasi contro i veneziani, durante un fallito tentativo dei soldati della Serenissima di conquistare Milano.

La storia, in effetti, ci parla ampiamente della rivalità tra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, nel corso del Quattrocento, per ottenere l’egemonia politica e militare nel Nord Italia.

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Non ci raccontano, però, che nel 1429 l’esercito veneziano, munito di tutto il suo armamentario bellico e simbolico, tra cui il nostro leone, si trovasse, di notte, presso le mura della nostra città, pronto a sferrare un attacco a sorpresa.

Tuttavia, narra la leggenda, proprio al momento di impugnare le armi, alcuni soldati udirono dei rumori metallici e, allarmati, si recarono a verificare nel punto da cui provenivano i suoni, convinti di imbattersi nei soldati dell’esercito avversario chissà come messo a conoscenza del loro piano: si ritrovarono invece dinanzi alla bottega di un fornaio, che sferragliava perché stava preparando l’impasto del pane per l’indomani.

Ma la sortita del povero panettiere, che si ritrovò tutt’a un tratto di fronte a degli sconosciuti armati, non fu invano, perché le sue urla riuscirono a mettere in moto realmente l’esercito meneghino, che potè così sventare il tentativo bellico degli avversari.

I quali, vuoi per la fretta di smobilitare vuoi per rendere onore al coraggio e alla prontezza degli avversari, abbandonarono sulla piazza il loro leone. Che da allora guarda la città dall’alto e reca testimonianza del coraggio di quest’ultima.

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