Ambiente     Animali     Arredamento     Arte-Cultura     Economia     Edilizia-Immobili     Energia     Eventi     Fiere     Food     Lavoro     Libri     Marketing     Mobilità-Viaggi     Moda     Musica     Salute-Benessere     Tecnologia

Ecco perché la scelta del candidato da assumere non deve tardare

da | 1 Giu 2023 | Lavoro-HR

Milano, 30 maggio 2023 – In molti pensano che la parte peggiore del lavoro di un head hunter, e più in generale di un addetto alla ricerca e alla selezione del personale, sia quella di dover comunicare a tanti candidati, qualche tempo dopo il colloquio, che il lavoro non sarà assegnato a loro.

Ma una cacciatrice di teste affermata ci dice in realtà che c’è una telefonata ancora peggiore che un head hunter è chiamato di tanto in tanto a fare. «Non bisogna dimenticare che normalmente, quando si contatta un candidato per avvisarlo che non è stato scelto per essere assunto, lo si fa dopo avere dato un’ottima notizia a un altro candidato: per ogni persona assunta c’è sempre un gruppo più o meno vasto di persone che si sono viste rifiutare, fa parte del nostro lavoro» spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera,.

Ma per l’appunto c’è una telefonata peggiore che talvolta bisogna fare giorni o talvolta settimane dopo il colloquio: come spiega Adami, è la telefonata in cui si deve comunicare al candidato – o meglio, tipicamente a più candidati – che non è stata ancora presa nessuna decisione. «In effetti dover dire “non ancora” è spesso peggio di dire “no”» spiega l’head hunter. Questo perché la risposta “non ancora” è negativa sia per il candidato, sia per l’azienda.

«Da una parte ci sono delle persone che desiderano fortemente fare un avanzamento di carriera, trovare un nuovo lavoro o semplicemente entrare nel mondo del lavoro; dall’altra c’è un’azienda che, per diversi motivi, sta posticipando una decisione molto importante, con tutta una serie di costi e di rischi».

Quali sono i motivi che possono spingere o costringere un’azienda a ritardare la selezione finale del candidato da assumere?

«I motivi possono essere di volta in volta diversi» spiega Carola Adami «si va dalla difficoltà nel raccogliere tutte le approvazioni necessarie per procedere con l’assunzione, cosa che accade talvolta nelle realtà più grandi e strutturate, per arrivare alla difficoltà nell’organizzare un meeting con un particolare manager che desidera intervistare il candidato».

Del resto è proprio per la presenza di questi ostacoli che sempre più aziende scelgono di affidare il processo di recruiting a delle agenzie di selezione del personale: così facendo è possibile ridurre al minimo il ritardare dell’attività di recruiting, con gli ostacoli che, eventualmente, si presentano solamente alla fine, al momento della decisione finale.

Ma quali sono i possibili effetti negativi per l’azienda del ritardare nel prendere questa decisione?

«Le conseguenze di un protrarsi della decisione finale possono essere di volta in volta differenti. Lasciar passare dei giorni senza dare una risposta certa a un candidato può voler dire lasciarselo “rubare” da delle aziende concorrenti, soprattutto quando si parla di profili molto ricercati; altre volte il risultato di un’eccessiva titubanza da parte dell’azienda è quello di scoraggiare il candidato, che sceglie di non voler lavorare per una realtà troppo tentennante; e ancora, talvolta il candidato che viene contattato in ritardo si convince di essere la seconda o perfino la terza scelta, cosa che potrebbe influenzare negativamente la sua decisione.»