Con l’espressione realtà virtuale, linguisticamente un ossimoro, si fa riferimento alla simulazione di situazioni reali o create ex novo tramite il ricorso a computer e a dispositivi appositamente sviluppati.
Il suo utilizzo più noto è probabilmente quello nel settore dell’intrattenimento e dei videogiochi, ma da diversi anni questa tecnologia è impiegata in diversi altri ambiti fra cui quello della medicina.
Questo perché con la realtà virtuale (VR, acronimo di Virtual Reality) è possibile creare ambienti 3D immersivi e interattivi che possono essere sfruttati per migliorare la formazione dei medici e dei chirurghi, per agevolare i processi diagnostici e per favorire la riabilitazione fisica e cognitiva.
Quello della realtà virtuale in ambito sanitario è un argomento molto complesso e per i professionisti che vogliono saperne di più esistono ecosistemi digitali dedicati alle novità in ambito medico. Per fare un esempio, innovazione e medicina si incontrano su J&J Medical Cloud, una piattaforma digitale dedicata anche alla formazione dei professionisti sanitari e alla condivisione di conoscenze cliniche e non solo.
Rimandando a queste piattaforme per approfondimenti mirati ed esaustivi, cerchiamo di saperne qualcosa di più sugli utilizzi della realtà virtuale nel settore sanitario.
Realtà virtuale e formazione medica
La realtà virtuale viene sempre più comunemente utilizzata per scopi didattici in molti settori, compreso quello medico. L’esempio più classico che salta subito alla mente è quello della formazione dei chirurghi, che possono effettuare interventi chirurgici virtuali, ma estremamente realistici.
La realtà virtuale può però essere sfruttata per lo studio dell’anatomia umana. Sono infatti possibili ricostruzioni in 3D del corpo umano ed è quindi possibile osservare i muscoli, le ossa, i nervi, i vasi sanguigni, il cuore e altri organi del corpo da ogni angolazione. Un aspetto importante di queste simulazioni è che si possono fare sperimentazioni senza alcun rischio per i pazienti e per i medici stessi, dato che non c’è il pericolo di contaminazioni da materiale biologico. È possibile fare simulazioni ripetute, evitando i limiti che sono imposti dai modelli fisici, per quanto accurati, e dai cadaveri.
Come la realtà virtuale agevola la diagnosi e la pianificazione chirurgica
La realtà virtuale può agevolare i processi diagnostici. Infatti, combinando la realtà virtuale con i dati che provengono dalle tecniche di imaging come la tomografia computerizzata (TC), la risonanza magnetica e l’ecografia 3D, si ottengono immagini tridimensionali degli organi analizzati.
Gli specialisti, quindi, hanno la possibilità di visualizzare con maggiore precisione le strutture anatomiche, cosa che comporta una riduzione degli errori diagnostici.
Tra l’altro, la realtà virtuale applicata alle tecniche di imaging favorisce anche la pianificazione degli interventi chirurgici, soprattutto i più complessi, come quelli di chirurgia cardiovascolare o di rimozione di tumori.
VR e riabilitazione
Infine, la realtà virtuale viene utilizzata anche per la riabilitazione fisica e cognitiva. È infatti possibile predisporre situazioni in cui i pazienti possono svolgere esercizi motori o mentali in un ambiente virtuale.
La VR può, per esempio, essere utilizzata per la riabilitazione di persone che hanno subito traumi cerebrali o ictus. Ulteriori impieghi sono quelli per il trattamento di alcuni disturbi psicologici, come le fobie, lo stress post-traumatico e i disturbi d’ansia. Per esempio, nel caso delle fobie, il paziente viene messo a contatto, molto gradualmente, con l’oggetto della propria paura, in modo da desensibilizzarlo.






















