Milano si prepara a dire addio alle keybox per gli affitti brevi. Le cassette portachiavi, diventate negli ultimi anni una presenza costante su cancellate, pali e ringhiere della città, saranno ufficialmente vietate a partire dal 1° gennaio 2026. La decisione è stata formalizzata con l’approvazione di una delibera del Consiglio comunale che mette nero su bianco lo stop all’utilizzo di questi dispositivi sul suolo pubblico, introducendo sanzioni che possono arrivare fino a 400 euro.
Una stretta che arriva dopo una lunga fase di tolleranza e che segna un cambio di passo netto nella gestione degli affitti brevi e dell’uso degli spazi comuni.
Stop alle keybox dal 1° gennaio 2026
Il provvedimento stabilisce che, dal nuovo anno, non sarà più consentita l’installazione di keybox su elementi dell’arredo urbano, segnaletica stradale, recinzioni, cancellate, pali della luce o qualsiasi struttura collocata su suolo pubblico. In altre parole, tutte quelle cassette che oggi consentono l’accesso autonomo agli alloggi turistici dovranno scomparire dalle strade milanesi.
Per i proprietari e i gestori di immobili scatterà un periodo di 30 giorni per adeguarsi, durante il quale sarà possibile rimuovere spontaneamente le cassette. Superato il termine, chi non si sarà messo in regola rischierà una sanzione amministrativa compresa tra 100 e 400 euro, oltre al pagamento delle spese di rimozione qualora intervenga il Comune.
Uso privato dello spazio pubblico sotto accusa
Alla base della decisione dell’amministrazione comunale c’è una valutazione chiara: le keybox rappresentano un utilizzo improprio dello spazio pubblico a vantaggio di interessi privati. Un fenomeno cresciuto di pari passo con l’espansione degli affitti brevi, soprattutto nelle zone più centrali e turistiche della città.
Secondo quanto spiegato dal primo firmatario della delibera questi dispositivi vengono spesso installati senza alcuna autorizzazione e senza il pagamento di un canone, trasformando parti della città in strumenti funzionali a singole attività economiche. Una pratica che, per Palazzo Marino, non è più sostenibile.
Non solo decoro urbano: c’è il tema della sicurezza
Il tema del decoro urbano è centrale, ma non è l’unico elemento che ha spinto il Comune a intervenire. Nel testo della delibera approvata dal Consiglio comunale viene infatti richiamata anche una questione di sicurezza.
Le keybox sono dispositivi anonimi, privi di tracciabilità e facilmente accessibili a chiunque conosca il codice. Secondo quanto riportato nel provvedimento, recenti indagini giudiziarie hanno evidenziato come queste cassette possano essere utilizzate anche per attività illecite, tra cui lo spaccio di sostanze stupefacenti. Un utilizzo improprio che sfrutta proprio la mancanza di controllo e l’apparente normalità di questi oggetti nello spazio urbano.
Milano segue l’esempio di altre città
Con questa scelta, Milano si allinea a quanto già deciso in altre grandi città italiane. Firenze ha approvato una delibera analoga nei mesi scorsi, imponendo la rimozione delle keybox dai beni pubblici entro tempi ristretti e prevedendo sanzioni amministrative. Anche Roma ha avviato operazioni mirate per eliminare le cassette portachiavi dalle aree più sensibili del centro storico.
Il messaggio che arriva dai grandi centri urbani è chiaro: il turismo e gli affitti brevi devono convivere con la città e i residenti, senza compromettere sicurezza, decoro e uso corretto degli spazi comuni.
“Lo spazio pubblico torna a essere un bene comune”
«Dispositivi anonimi, installati ovunque e spesso davanti a condomìni, negozi, musei o fermate del trasporto pubblico», così vengono definite le keybox nella discussione politica che ha accompagnato la delibera. Per l’amministrazione comunale, il divieto rappresenta un segnale forte: lo spazio pubblico non è una bacheca privata per gli affitti brevi, ma un bene collettivo da tutelare.
Dal 1° gennaio 2026, quindi, Milano cambierà volto anche sotto questo aspetto. I gestori di affitti brevi dovranno trovare soluzioni alternative per il check-in degli ospiti, mentre la città punta a recuperare ordine, sicurezza e decoro nelle sue strade. Una scelta destinata a far discutere, ma che segna un confine sempre più netto tra iniziativa privata e interesse pubblico.






















