È noto che l’attività sportiva praticata con regolarità ha importanti benefici sulla salute, tant’è che viene raccomandata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I benefici riguardano tutto l’organismo con effetti positivi a livello cardiovascolare, respiratorio, muscolare, osseo e tendineo.
Fare sport riduce i livelli di pressione arteriosa, tiene sotto controllo la glicemia, aiuta a mantenere il giusto peso corporeo e, generalmente, migliora la qualità del sonno. Inoltre, cosa non meno importante, rafforza il sistema immunitario. Tuttavia, chi pratica un’attività sportiva sa bene che la possibilità di infortunio è concreta.
Il tipo di infortunio e la sua severità dipendono talvolta dalle circostanze, ma soprattutto dal tipo di sport che si pratica. A questo riguardo, risultano importanti i servizi di traumatologia sportiva per atleti, disponibili presso strutture appositamente dedicate alla gestione degli infortuni sportivi.
La traumatologia sportiva, infatti, è una branca della traumatologia che si occupa della prevenzione, della diagnosi e della cura delle lesioni che si verificano nel corso dell’attività sportiva, che si tratti di allenamenti o competizioni di atleti amatoriali o professionisti.
Perché gli infortuni sportivi non devono essere trascurati
Molti atleti, in particolar modo quelli amatoriali, tendono spesso a sottovalutare e a trascurare gli infortuni che si verificano durante l’attività fisica. È un atteggiamento umanamente comprensibile perché è spiacevole interrompere un’attività gratificante e rilassante.
Purtroppo, quando si subisce un infortunio, è necessario fare uno stop sportivo e curarsi perché continuare l’attività fisica può portare a un aggravamento della lesione e a un notevole allungamento dei tempi di guarigione e di recupero. In molti casi, fermarsi 10-15 giorni e curarsi adeguatamente è la soluzione migliore.
Le terapie più comuni
Dopo aver fissato una visita presso un centro traumatologico sportivo, lo specialista indicherà gli esami necessari per diagnosticare il tipo e l’entità dell’infortunio. Effettuata la diagnosi, il traumatologo deciderà la terapia da intraprendere.
Nel caso di infortuni lievi, oltre all’interruzione dell’attività, sono spesso suggeriti ghiaccio, bendaggi o tutori. È anche possibile che lo specialista suggerisca il ricorso a farmaci antidolorifici e antinfiammatori.
Nel caso di infortuni più gravi, i tempi di riposo sportivo si allungano. A livello farmacologico, è possibile che lo specialista consigli delle infiltrazioni. Mentre, per quanto riguarda le terapie strumentali, quelle più comunemente utilizzate in ambito sportivo sono gli ultrasuoni, la tecarterapia, le onde d’urto, la magnetoterapia e la laserterapia.
La chirurgia è riservata ai casi non gestibili con altri trattamenti.
Il percorso riabilitativo
Una volta che l’atleta ha superato la fase più acuta dell’infortunio, deve generalmente sottoporsi a una fase riabilitativa. La figura di riferimento è il fisioterapista, che indicherà al paziente le strategie da seguire al fine di ristabilire i normali livelli di forza, mobilità e coordinazione.
La fisioterapia ha anche uno scopo preventivo poiché riduce il rischio di recidive, un’evenienza sempre possibile in ambito sportivo.
Gli esercizi che vengono eseguiti durante il periodo di riabilitazione sono di diverso tipo: mobilità articolare, propriocettivi (importanti per l’equilibrio, la stabilità e la percezione del movimento), rafforzamento muscolare, coordinazione e controllo motorio.
Gli allenamenti dovranno essere ripresi con opportuna gradualità, in particolar modo se il periodo di stop sportivo è stato superiore alle due settimane.























