Nella notte scorsa un vasto incendio ha distrutto un deposito auto di un autodemolitore a Bollate, alle porte di Milano. Le operazioni di spegnimento si sono protratte per oltre sei ore. I tecnici di Arpa Lombardia sono intervenuti già intorno alle 2 di notte.
L’azienda è soggetta ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), il che ha fatto scattare automaticamente il protocollo di monitoraggio ambientale.
I rilievi: nessun valore critico, ma le analisi non sono ancora complete
Le prime misurazioni effettuate sul campo con strumentazione portatile nelle zone circostanti non hanno evidenziato valori critici per gli inquinanti monitorabili direttamente sul posto. Gli inquinanti tipici della combustione erano presenti, ma a concentrazioni che Arpa definisce non preoccupanti, anche grazie alla dispersione dei fumi favorita dalle condizioni atmosferiche. La colonna di fumo era visibile, ma si è dispersa in quota.
Tuttavia, la lunga durata dell’incendio ha spinto Arpa ad adottare una misura precauzionale: è stato installato un campionatore d’aria ad alto volume in prossimità di un edificio scolastico vicino all’area colpita. Lo strumento serve a rilevare l’eventuale presenza di microinquinanti aerodispersi: sostanze come diossine, furani e idrocarburi policiclici aromatici che i rilevatori portatili in campo non sono in grado di misurare in tempo reale, e che possono formarsi nella combustione.
Cosa bruciano gli autodemolitori
Un deposito auto è infatti un concentrato di materiali che, a contatto con le fiamme, producono una miscela di sostanze potenzialmente tossica. Bruciano gomma, plastica, vernici, oli minerali, fluidi idraulici e batterie, ciascuno con la propria composizione chimica.
La combustione incompleta di questi materiali genera tipicamente diossine e furani (dalla plastica clorurata), idrocarburi policiclici aromatici come il benzene (da gomma e carburanti), metalli pesanti come piombo e cadmio (soprattutto dalle batterie), e particolato fine PM2.5 che penetra in profondità nelle vie respiratorie. Sono esattamente questi i cosiddetti microinquinanti aerodispersi che i tecnici Arpa non possono misurare con gli strumenti portatili sul campo, e per i quali servono il campionatore ad alto volume e l’analisi in laboratorio.
Questo non significa che siano necessariamente presenti a livelli pericolosi: la dispersione in atmosfera e la distanza dagli edifici sono fattori determinanti.
I risultati: quando arrivano e cosa significano
I campioni raccolti saranno analizzati nei laboratori di Arpa Lombardia. I risultati verranno comunicati non appena disponibili. I tempi dipendono dalla complessità delle analisi chimiche richieste.
La scelta di posizionare il campionatore vicino a una scuola non indica un rischio accertato, ma riflette il principio di precauzione: è l’area dove la qualità dell’aria ha più rilevanza per le fasce più vulnerabili della popolazione. Fino alla comunicazione degli esiti, non ci sono indicazioni di allarme da parte delle autorità.























