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Secondo i dati forniti dall’Osservatorio di Nomisma, nel 2020 le banche hanno continuato a erogare mutui per l’acquisto di immobili in maniera ingiustificata e senza sufficienti garanzie di rientro dei prestiti. Per il 2021 previsto il calo delle compravendite

 

Troppo ottimismo, e ora si rischia la bolla. A che cosa ci riferiamo?

Al mercato immobiliare di Milano, naturalmente. Da tempo, ormai, anche gli osservatori meno rigidi si sono accorti di quanto, nella nostra città, nell’ultimo quinquiennio i prezzi delle case siano andati oltre l’adeguamento alla pura logica economica: improponibile il confronto con il costo degli immobili nelle altre città di Italia.

Quel che è oltremodo grave, e lascia francamente esterrefatti, è che la lievitazione dei prezzi del settore stia proseguendo indefessa anche in questo terribile 2020.

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Non basta dire che Milano è la città più ambita del Paese per giustificare la proposta di prezzi in stridente controtendenza rispetto alla dinamica recessiva.

E adesso che ci si accorge della discrepanza, forse è troppo tardi.

Lo ha spiegato bene Luca Dondi, amministratore delegato della società specializzata Nomisma: “Le dinamiche economiche di recessione e deflazione in corso stridono con i valori immobiliari che si registrano oggi: c’è il timore che il terzo trimestre dell’anno sia vissuto sopra le proprie possibilità”.

In sostanza, c’è il rischio che nei mesi scorsi, soprattutto nel periodo compreso tra il primo e il secondo lockdown, alcuni istituti di credito abbiano concesso mutui e prestiti in maniera troppo permissiva, con una fiducia eccessiva nelle possibilità economiche delle famiglie milanesi.

Sembrano confermarlo i dati: nel giugno scorso, i mutui erogati in città e in Lombardia risultano in aumento del 10%.

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Le banche si sono accorte troppo tardi dell’azzardo compiuto. Certo, hanno sostenuto il mercato in tutti i modi confidando in una ripresa di quest’ultimo nel 2021” ha proseguito Dondi.

Ma questa ripresa, con ogni probabilità, non ci sarà.

Secondo le proiezioni dell’Osservatorio Nomisma, infatti, per l’anno venturo è previsto un calo dei prezzi delle case dello 0,6%; tutt’al più, i valori potrebbero rimanere gli stessi del 2020, rispetto al quale è attesa una flessione delle compravendite del 20%.

Quadro più fosco per negozi, uffici ed esercizi commerciali, per il giro d’affari dei quali ci si aspettano riduzioni della domanda e dell’offerta fino all’1,7%.

Con una sola certezza: il segno + tornerà nel 2023.

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