Ultime notizie sull’Hantavirus: a Milano negativi i test condotti sul turista britannico al Sacco
Il caso che ha acceso il dibattito sull’hantavirus a Milano si chiude, per ora, con una buona notizia. Il turista britannico di circa 60 anni in quarantena all’ospedale Sacco — rintracciato ieri dalle autorità sanitarie lombarde su segnalazione del governo britannico — è risultato negativo al test. Negativo anche il suo accompagnatore, che si trovava con lui in Italia. Lo conferma questa mattina il ministero della Salute, che aggiorna anche sugli altri casi sospetti nel paese: negativi i test sul 25enne calabrese in isolamento fiduciario e sulla turista argentina ricoverata a Messina per polmonite, entrambi analizzati allo Spallanzani di Roma. Negativo pure un cittadino sudafricano a Padova.
Il ministero ribadisce che «il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia», pur alzando il livello di allerta «per cautela» e rafforzando la sorveglianza sanitaria.
Come è arrivato il turista britannico al Sacco
L’uomo aveva viaggiato sul volo Sant’Elena–Johannesburg del 25 aprile, lo stesso su cui si trovava la moglie della prima vittima — una donna olandese poi deceduta a Johannesburg per hantavirus. Quando il governo britannico ha notificato all’Italia la sua presenza sul territorio, il ministero della Salute, con il supporto del ministero dell’Interno, lo ha rintracciato e ha attivato la Regione Lombardia.
Il trasferimento al Sacco si è reso necessario perché il turista alloggiava in un bed & breakfast, privo quindi di una sistemazione privata idonea alla quarantena. Con lui, per precauzione, anche l’accompagnatore. Entrambi trascorreranno il periodo di isolamento in ospedale, come previsto dalla circolare ministeriale dell’11 maggio che stabilisce una quarantena fiduciaria di sei settimane per i contatti a rischio.
Il focolaio sulla nave Hondius
L’allerta internazionale è partita dalla nave da crociera MV Hondius, che tra aprile e maggio ha ospitato a bordo un focolaio di hantavirus — variante Andes — tra passeggeri in gran parte ornitologi in viaggio verso le isole remote dell’Atlantico meridionale. L’Oms ha confermato 11 casi segnalati, di cui 9 accertati positivi. La nave, dopo aver evacuato gli ultimi passeggeri alle Canarie, si è diretta verso Rotterdam per la bonifica.
Il tracciamento dei contatti è partito dalla donna olandese deceduta, che aveva preso due voli: uno da Sant’Elena a Johannesburg il 24 aprile e uno da Johannesburg ad Amsterdam il 25 aprile. Su quel secondo volo era presente anche il giovane calabrese ora in isolamento. La ricostruzione dei percorsi dei passeggeri ha coinvolto autorità sanitarie di diversi paesi europei, tra cui Italia, Francia e Olanda.
In Francia la situazione è la più complessa: i 22 casi-contatto francesi individuati sono tutti attualmente ricoverati in ospedale. Gli otto che si trovavano sul volo più a rischio — quello Sant’Elena–Johannesburg — sono stati trasferiti all’ospedale Pitié-Salpêtrière di Parigi per una sorveglianza più intensa.
Cos’è l’hantavirus Andes
L’hantavirus è noto da decenni: fu scoperto durante la guerra di Corea. La variante Andes, quella coinvolta in questo focolaio, ha una trentina di anni ed è endemica in alcune zone dell’Argentina — l’ultima grande epidemia risale al 2018, a Chubut, con 11 morti su 34 casi.
La caratteristica che distingue questo virus da altri agenti infettivi è la difficoltà di trasmissione: si trasmette principalmente attraverso il contatto con roditori infetti o le loro deiezioni, e solo in rari casi — come sembra sia avvenuto sulla nave — da persona a persona. Il periodo di incubazione può arrivare fino a 42 giorni, anche se nella maggior parte dei casi i sintomi si manifestano tra il settimo e il decimo giorno. Non esistono vaccini approvati né terapie specifiche: l’isolamento resta la misura più efficace per contenere eventuali contagi.
La risposta italiana e i prossimi passi
Il ministro della Salute Orazio Schillaci risponderà oggi al Question time alla Camera sull’efficacia della risposta italiana. In mattinata ha già chiarito la posizione del governo: «Il rischio è molto basso, lo dicono le autorità sanitarie europee. Il sistema di risposta c’è e funziona». Il nuovo piano pandemico, approvato con le Regioni, è pensato per rispondere a scenari diversi — non solo l’influenza ma potenzialmente tutti i virus respiratori.
Lo Spallanzani di Roma coordina la diagnostica a livello nazionale e si dichiara pronto ad accogliere pazienti se necessario. L’Argentina, intanto, ha precisato che l’origine esatta dell’epidemia non è ancora confermata: sebbene la sequenza virale della nave sia molto simile ai ceppi del 2018, il “caso zero” non risulta essere transitato nelle aree endemiche nel presunto periodo di infezione.
La situazione resta monitorata, ma il quadro che emerge questa mattina — con tutti i test italiani negativi — è quello di un sistema sanitario che ha risposto con rapidità e di un virus che, per ora, non ha trovato terreno fertile nel nostro paese.






















