I dati consegnati dall’Unione di categoria certificano un calo preoccupante in tutte le province della Regione. A incidere sulla chiusura delle ditte sono tasse e penuria del credito

 

Le giovani imprese artigiane in Lombardia sono in calo.

Lo certifica il rapporto recentemente reso pubblico dall’Unione Artigiani sulla base dei dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, Monza – Brianza e Lodi, secondo cui, in un anno, il 3,5% delle imprese gestite da giovani artigiani hanno chiuso i battenti.

Da 25.167, nel 2019 gli artigiani lombardi sono diventati 24.282.

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Il calo maggiore si è verificato a Varese (-9,6%) seguita da Mantova (-6,8%) e Sondrio (-6,4%) mentre, per fortuna, hanno tenuto Milano e la sua area metropolitana, con un modesto ma importante +0,1%.

Tuttavia, secondo Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani, la situazione è preoccupante in prospettiva: “È grave che la cessazione delle attività abbia riguardato i giovani. Questo significa che esiste un contesto imprenditoriale culturalmente ed economicamente vivace che, però, non riesce a superare gli ostacoli dei tanti vincoli burocratici che soffocano la libera impresa: parlo del peso fiscale, delle norme, della difficoltà ad accedere al credito bancario. Non è facile, di questi tempi, lavorare in proprio”.

Del resto, qualche spiraglio si intravede. Per esempio, è positivo che, tra le imprese operative, un buon numero di esse sia a guida femminile. A fare la parte del leone, in particolare, è Milano, che vanta un aumento delle ditte “rosa” del 2,2%, cioè il 4,6% del totale delle aziende artigiane lombarde. Ancora, è da segnalare la crescita delle iniziative intraprese dai cittadini stranieri, che ha ottenuto un incremento dello 0,4%.

Per quanto riguarda i settori di investimento dell’artigianato, crescono le imprese dedicate all’intrattenimento e quelle attive nei campi della telecomunicazione e del software.

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