Secondo la legge il libero professionista può ottenere il pagamento regolare dei suoi servizi solo con un’opportuna specificazione nel contratto di collaborazione. Nel 2020, questa e tante altre novità per i lavoratori precari

 

Oltre tre milioni: sono i lavoratori precari in Italia, ai quali l’anno nuovo porta importanti novità.

Costoro infatti, grazie all’entrata in vigore di diverse norme di provenienza comunitaria e alle conquiste ottenute dai sindacati di settore, potranno far valere, nelle rispettive attività, alcune fondamentali tutele.

Partiamo da uno dei mestieri precari più abusati in Italia: il freelance; ovvero, nelle aziende, un consulente di vario tipo e mansione condannato a tempi di attesa infiniti per l’incasso delle fatture emesse al committente.

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La legge prevede che l’attesa massima non superi i 90 giorni, ma questo non basta per ottenere il pagamento: secondo lo Statuto del Lavoro Autonomo, il committente è tenuto a rispettare tale termine solo in presenza di uno specifico accordo tra le parti, da mettere rigorosamente nero su bianco al momento della stipula della collaborazione.

Nella speciale classifica dei lavori più bistrattati, la seconda posizione spetta all’insegnante scolastico.

I supplenti sono tra le figure professionali cui lo Stato ricorre con maggiore frequenza, se è vero che nel corso dell’ultimo anno le cattedre “a tempo” hanno raggiunto la cifra record di 157.154 unità.

Non tutti gli insegnanti precari, però, sanno di avere diritto agli stessi aumenti stipendiali per anzianità dei loro colleghi di ruolo. In particolare, la direttiva comunitaria 1999/70/CE  stabilisce che i lavoratori a tempo determinato non possono essere discriminati, in termini di retribuzione, rispetto ai loro omologhi a tempo indeterminato.

A seguire, i giovani avvocati impiegati all’interno dei grandi studi. Si tratta di professionisti formati che, a causa della scarsa retribuzione, difficilmente riescono ad avviare un proprio studio.

Ebbene, chi tra loro ci legge potrà scoprire la recente iniziativa indetta da Cassa forense: uno speciale bando per l’erogazione di prestiti da 5.000 a 15.000 euro, rimborsabili fino a cinque anni di tempo e finalizzati alle spese di avviamento di un nuovo studio.

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