Isa è il nome dell’algoritmo che valuta la congruità delle nostre dichiarazioni dei redditi. Ma il sistema non tiene conto di tutte le variabili e può sbagliare

 

Promosso o bocciato.

Sono le due possibilità del contribuente al cospetto di Isa, la nuova pagella fiscale recentemente inaugurata dall’Agenzia delle Entrate e che ha già fatto parlare di sé.

Se immaginavate un asettico cervellone elettronico capace di determinare il vostro destino e per natura insensibile a spiegazioni e a eccezioni di sorta, i vostri timori diventano realtà.

Isa, infatti, basa il suo funzionamento sui calcoli di un algoritmo, che elabora le informazioni ricavate dagli ultimi otto anni di reddito e dagli ultimi dieci degli studi di settore e da cui possono risultare soltanto due valori esclusivi: 8, e avremo passato la verifica; 6, sotto la cui soglia saremo catalogati come soggetti a rischio evasione passibili di controllo presuntivo.

Fin qui, in realtà, niente di male. Isa non fa altro che velocizzare e snellire le procedure di routine dell’Agenzia delle Entrate, migliorandone, caso mai, l’efficienza.

Il problema insorge quando l’algoritmo va in crisi perché, non sempre, è dotato dell’opportuna capacità di sintesi e di critica dei dati che processa.

Per esempio, il sistema potrebbe valutare anomala la condotta di un libero professionista che, nell’ultimo anno imponibile, ha cambiato lavoro e, perciò, è stato interessato da un sensibile calo di reddito rispetto alle annate precedenti.

Oppure, può accadere che un’azienda disonesta, consapevole del proprio dolo ottenuto con il lavoro in nero, riesca a superare con tranquillità le verifiche di Isa, perché, nel tempo, non ha mai dichiarato i redditi occulti.

Stando all’opinione di svariati commercialisti interpellati in diverse regioni italiane, Isa, nell’anno fiscale 2018, ha bocciato circa il 50% dei contribuenti.

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