I dati dell’Agenzia, elaborati dal Politecnico di Milano, indicano che, con l’estensione dell’obbligo alle imprese, la fiscalità digitale riguarda più della metà dei soggetti emittenti

 

Lotta all’evasione fiscale e miglioramento delle procedure organizzative aziendali.

Sono i due obiettivi che l’estensione alle imprese private, a partire dal gennaio del 2019, dell’obbligo di fatturazione elettronica, il legislatore intendeva perseguire e che, stando ai dati recentemente elaborati dal Politecnico di Milano, pare sia stato raggiunto.

Il rapporto pubblicato dall’Osservatorio Digital B2B dell’Università su evidenze fornite dall’Agenzia delle Entrate, infatti, spiega che dei 5 milioni di partite Iva soggette al vincolo in Italia, 3,9 milioni, nel corso dell’anno passato, hanno interscambiato almeno un documento fiscale in forma digitale.

In particolare, nel totale di 2,09 miliardi di fatture elettroniche emesse, il 55% ha riguardato scambi tra imprese, il 44% è intestato a consumatori finali, l’1% è rivolto alle Pubbliche amministrazioni, gli enti dai quali, nel 2014, è partito il grande processo di digitalizzazione delle procedure fiscali.

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A fare da apripista per l’innovazione è stato il Nord, con il 50% delle e-fatture, seguito dal Centro, con il 28%, e dal Sud, con il 13%.

Relativamente ai settori merceologici interessati dalla fatturazione elettronica, il più dinamico è risultato quello delle automobili e del relativo indotto, ma anche l’universo delle aziende fornitrici di luce e gas ha inviato risposte positive sull’argomento.

Limitato, invece, il peso finanziario delle operazioni connesse: tre quarti dei documenti analizzati dall’Osservatorio non superano l’importo di 400 euro.

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