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Le leggende popolari sono ricche di leggende sugli spiriti di donne che hanno fatto la storia della città. Vagano tra il Parco Sempione e Porta Nuova. E al Verziere di notte le streghe si ritrovano sui tetti

 

Mary Shelley, la scrittrice inglese creatrice di Frankenstein, nella prefazione di una raccolta di racconti dedicati ai fantasmi, scrive che la modernità delle macchine e dei motori impedisce il contatto con la dimensione del paranormale.

Insomma, occorrono silenzio e calma piatta per vedere un fantasma, almeno per chi ci crede.

Ed è probabilmente perché Milano è tutto fuorché una città tranquilla e sonnacchiosa che da noi le storie sulle apparizioni ultraterrene si sono perse.

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Ma, secondo le antiche leggende popolari, a Milano i fantasmi esistono eccome, e sono quasi tutti di donne celebri.

Pare che il luogo che preferiscono sia la zona attorno al Parco Sempione.

Quando, verso la fine dell’Ottocento, il giardino comunale fu ultimato sui resti dell’antico parco visconteo che circondava il Castello Sforzesco, alcuni operai impegnati nei lavori raccontarono infatti di essersi imbattuti nella famigerata Dama Velata.

Uno spirito con tratti ben riconoscibili: un lungo vestito nero, un velo a coprire il volto e un intenso profumo di violette accompagnavano il passo elegante e suadente di questa misteriosa donna, che anche come apparizione era in grado di far innamorare tutti gli uomini. Costoro, dopo averla vista, impazzivano d’amore, e non abbandonavano più il parco nella speranza di ritrovarla.

Vagando, però, rischiavano di incappare in un altro fantasma: quello di Isabella da Lampugnano, condannata per stregoneria nel 1529 e famosa per ordire scherzi a danno dei passanti.

Un’altra anima, che si aggira dalle parti di Porta Nuova, è quella di Bernarda Visconti, figlia illegittima del dispotico e collerico signore di Milano Bernabò Visconti.

Costui aveva promesso la figlia in sposa al condottiero bergamasco Giovanni Suardo, ma lei era innamorata di un altro uomo, Antoniolo Zotta.

Quando scoprì la relazione, Bernabò andò su tutte le furie, e fece murare la figlia in una torre dell’arcata di Porta Nuova, dove la giovane morì di stenti nel 1376.

La leggenda narra che il suo fantasma, minuto e con il volto coperto da una maschera di cuoio, si aggiri tra via Santa Radegonda e i vicoli attorno a Porta Nuova, terrorizzando chiunque trovi sul proprio cammino.

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Invece, Bianca Maria Scapardone, sposa del nobile milanese Ermes Visconti e poi del conte Renato di Challant, quindi contessa di Challant, si divertiva a tradire i mariti e a collezionare amanti.

Quando il piano per farne assassinare uno, tale Ardizzino Valperga, fu scoperto, venne condannata a morte e decapitata nel 1526, con gran sollievo degli scapoli d’oro della città.

Ancora oggi, però, non si rassegna a lasciare tranquilli i maschi, e pare che il suo spirito, senza testa, si accodi a quelli più belli.

Chi, invece, rimane fedele al suo grande amore è il fantasma di Antonietta Fagnani Arese. Donna nobile, colta e affascinante, fu amata da Ugo Foscolo durante il suo soggiorno milanese più di tutte le altre numerose donne che il poeta ebbe nella sua vita appassionata.

Abitava a palazzo Arese, oggi corso Venezia 8, e si narra che ancora adesso, di notte, il suo fantasma si affacci al balcone padronale e sospiri al cielo in cerca del giovane Foscolo.

E che dire delle streghe?

La tradizione meneghina abbonda di miti al riguardo. Anzi, la storia ci dice che esisteva un vero e proprio quartiere abitato dalle fattucchiere, nel rione compreso tra via Festa del Perdono e piazza Santo Stefano. Proprio qui, in via Laghetto 2, nell’appartamento al secondo piano, viveva Arima, la strega più famosa di Milano.

Finì sul rogo in piazza Vetra, dove fino alla metà dell’Ottocento stava il patibolo per le condanne a morte.

La leggenda vuole che, nelle notti di luna piena, Arima e le altre streghe del Verziere si ritrovino sui tetti delle case nel rione, e organizzino feste e banchetti a base di pozioni magiche e di sortilegi.

 

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